Riforma in bilico: Porti spa “si sgonfia”?
Il documento definitivo presenta variazioni di rilievo rispetto alle versioni precedenti, segnando un netto cambio di rotta sulla governance finanziaria del sistema
Il porto di Salerno
Il testo bollinato della riforma Rixi approda alla firma del Colle, ma con novità sostanziali che ne depotenziano l’impatto finanziario: secondo l’analisi del magazinei Shipping Italy, Porti spa “si sgonfia” drasticamente rispetto alle bozze iniziali.
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Riforma in bilico?
Il disegno di legge per la riforma portuale, fortemente voluto dal viceministro Edoardo Rixi e varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso dicembre, ha superato il vaglio della Ragioneria Generale dello Stato.
Con l’apposizione della “bollinatura” e la successiva firma del presidente della Repubblica, il provvedimento è ora pronto per iniziare il suo iter parlamentare, partendo dalla Camera dei Deputati. Tuttavia, il documento definitivo presenta variazioni di rilievo rispetto alle versioni precedenti, segnando un netto cambio di rotta sulla governance finanziaria del sistema. Porti spa “si sgonfia”?
Il tracollo del capitale sociale di Porti d’Italia Spa
La novità più rilevante emersa dall’analisi di Shipping Italy riguarda il ridimensionamento della società pubblica Porti d’Italia Spa. Nella versione originaria del provvedimento, il capitale sociale della nuova entità poteva raggiungere i 500 milioni di euro, alimentato dal ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso l’utilizzo degli avanzi di amministrazione delle Autorità di Sistema Portuale.
Nel testo attuale – il magazine lo pubblica – , invece, il capitale si limita a soli 10 milioni di euro, attinti da fonti alternative. Di questi, ben 9 milioni sono previsti per il 2027, un’indicazione temporale che suggerisce uno slittamento della costituzione della società all’anno prossimo, tenendo conto anche dei tempi tecnici della legislatura.
Difesa degli avanzi e mantenimento dello status quo
Un altro punto cruciale della riforma riguarda il flusso dei canoni concessori. Il testo bollinato segna un ritorno alle prerogative attuali delle Autorità di Sistema Portuale:
Nessun conferimento dai canoni. Le AdSP non saranno più obbligate a versare parte dei canoni incassati (precedentemente destinati agli investimenti) al Fondo per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo gestito da PdI Spa.
Riorganizzazione dei fondi esistenti. Il Fondo per le infrastrutture sarà invece alimentato attraverso l’accorpamento di risorse già iscritte a legislazione vigente in otto fondi esistenti dedicati allo sviluppo portuale.
Queste modifiche indicano una volontà di preservare l’autonomia finanziaria delle singole Autorità, riducendo l’accentramento di risorse inizialmente previsto e limitando l’operatività della nuova Spa a un ruolo decisamente meno invasivo rispetto ai piani di dicembre.
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