A Parigi un evento Ocse con il nostro prodotto in primo piano ma....
Il riso italiano torna al centro dell’attenzione globale, promosso come esempio di sostenibilità e eccellenze all’evento Ocse, ma dietro le luci dei convegni e dei riconoscimenti internazionali emergono crepe nella filiera. Costi energetici alle stelle, concorrenza estera, squilibri logistici e cambiamenti climatici mettono in crisi produttori storici di Carnaroli, Arborio e Vialone Nano.
L’Italia celebra l’eccellenza, ma rischia di perdere terreno sul mercato globale. Le strategie di resilienza e innovazione sono sufficienti? E cosa serve davvero per salvare la coltivazione italiana più famosa al mondo?
Riso italiano in scena a Parigi
All’evento Ocse di Parigi. l’Italia ha presentato il riso come simbolo di un’agricoltura sostenibile, puntando su tecniche irrigue più efficienti, riduzione dei fitofarmaci e rotazioni colturali intelligenti. L’obiettivo è promuovere il prodotto italiano come modello di qualità e sostenibilità globale. Le eccellenze non mancano, ma lo scenario reale è più complesso.
Numeri e territori: la spina dorsale della risicoltura
Il Paese coltiva circa 200‑230 mila ettari di riso, concentrati principalmente nelle province di Vercelli, Pavia, Novara e Alessandria. Le varietà più pregiate, Carnaroli, Arborio e Vialone Nano, rappresentano un patrimonio culturale e gastronomico unico. Ma i costi di produzione crescenti e la pressione concorrenziale da importazioni a basso costo comprimono i margini degli agricoltori.
Costi, logistica e mercato globale
La filiera risicola italiana soffre per costi energetici elevati e inefficienze logistiche. Le consegne rallentano, i ritardi aumentano, e la redditività cala. Inoltre, importazioni dall’Asia mettono sotto pressione i produttori locali, rendendo difficile competere senza incentivi pubblici e politiche di sostegno mirate.
Cambiamenti climatici e sostenibilità reale
Ondate di calore, piogge intense fuori stagione e anomalie termiche stressano le colture e rendono urgente l’adozione di tecnologie verdi come fertirrigazione intelligente e precision farming. La sostenibilità non è più un optional: è una condizione di sopravvivenza economica e ambientale.
Il bivio della filiera: celebrazione o azione concreta?
Gli eventi internazionali celebrano la resilienza e l’eccellenza italiana, ma senza interventi concreti rischiano di diventare solo vetrina. Per sostenere veramente la produzione occorrono semplificazione normativa, incentivi per le tecnologie green, promozione dei marchi di origine e politiche agricole strutturali che permettano alle imprese di competere a livello globale.