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Roma a 30 all’ora: la città che finalmente va alla sua velocità naturale

Il limite non cambia Roma: la svela. In un’epoca che corre a vuoto, la città rallenta per necessità e per orgoglio, ricordandoci chi è davvero fuori tempo.

di Andrea Fiore -


Roma non diventa una Città 30: si riconosce allo specchio. Il limite dei 30 km/h non è un provvedimento, è un’autobiografia. La Capitale non accelera, non sgomma, non scatta: trascinaslittaarriva quando arriva
Con questo nuovo limite sembra aver trovato la sua unità di misura definitiva: la lentezza istituzionalizzata. Eppure rallentare dovrebbe essere un vantaggioun privilegio, un gesto da città che può permettersi di guardarsi intorno perché ha abbastanza bellezza da riempire ogni secondo. Roma ti obbliga a rallentare perché sa che, se vai troppo veloce, ti perdi tutto
È come se dicesse: “Oh, piano. Io non scappo. Sei tu che corri per niente”.

La lentezza come identità (e come problema)

Il romano medio, quello che ti dice “arrivo subito” e poi compare tre quarti d’ora dopo con la calma di chi ha appena finito un pranzo di famiglia, non si sentirà limitato: si sentirà finalmente capito. È come se il Comune avesse ammesso che i 50 km/h erano un’illusione.
Il problema è che questa lentezza non è contemplativa: è una lentezza che si ripercuote su tutto. Autobus che arrancano come animali feriti, motorini umiliati, pedoni che superano i taxi in sorpasso morale. La città rallenta non per sicurezza, ma perché è stanca. E ora la stanchezza diventa norma.

Chi è davvero fuori tempo?

Forse non è Roma a essere lenta: sono gli altri a essere diventati troppo veloci. Troppo veloci per accorgersi di dove sono, per capire che la fretta è un’invenzione recente, e pure un po’ volgare, per accettare che la bellezza non si consuma in movimento. 
Roma non rallenta: resiste. Resiste all’idea che tutto debba essere immediatoefficienteperformante. Resiste come una vecchia signora che non ha alcuna intenzione di farsi mettere fretta da chi è arrivato ieri. 
E allora la domanda finale, quella che punge, resta sospesa: se Roma va a 30, chi è davvero fuori tempo — lei, o noi?

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