Roma punta all’Euca, la nuova agenzia Ue delle Dogane
Giorgetti presenta la candidatura, Bruxelles deve scegliere (anche) se puntare o meno sul Mediterraneo
Roma frontiera (europea) del Mediterraneo: la Capitale presenta la sua candidatura a ospitare la sede dell’Euca, la nuova autorità doganale dell’Unione europea. La cerimonia si è tenuta a La Nuvola. E c’erano proprio tutti. C’era il sindaco Gualtieri, con la fascia tricolore. C’era il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti e c’erano i padroni di casa, il Comandante generale della Guardia di Finanza, Andrea De Gennaro, e il Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Roberto Alesse. S’è magnificata la posizione e si son lodate le credenziali di Roma e delle sue infrastrutture.
Euca, perché per Roma è importante
Poi Giorgetti è salito in cattedra e ha spiegato perché Roma non può perdere la corsa all’Euca. “Nell’attuale contesto geopolitico, le autorità doganali svolgono un ruolo centrale nel garantire una concorrenza leale e salvaguardare l’integrità del mercato unico, nonché nel proteggere i consumatori e combattere il traffico illecito, contraffazione e frode”, ha spiegato il titolare del Mef. Considerando che viviamo un’epoca di dazi e di dumping, di commercio disintermediato, di tariffe e di fregature, il ruolo delle dogane diventa, ogni giorno di più, sempre maggiormente strategico. “Pertanto – ha proseguito Giorgetti – la creazione dell’Euca non è solo una riforma istituzionale, ma rappresenta innanzitutto un investimento strategico nella sicurezza economica dell’Europa per la protezione e la lotta contro la contraffazione e la frode”.
Non solo burocrazia ma una visione del futuro
L’Italia ha tutte le carte in regola: “Siamo ansiosi di condividere la nostra visione e personalmente ritengo – ha sottolineato Giorgetti – che la visita odierna dimostrerà che l’Italia è un paese ospitante pienamente preparato ad accogliere un’istituzione europea fondamentale”. L’Italia, che avrebbe voluto già per Milano la sede dell’Agenzia europea del Farmaco (poi dislocata ad Amsterdam), ha un credito con Bruxelles. L’Ue, adesso, deve scegliere. E nel farlo svelerà pure cosa intende fare del Mediterraneo. Se lo ritiene il centro del mondo che verrà, con i mercati emergenti di Africa e Medio Oriente. O se continuerà a puntare forte sulle rotte oceaniche che passano attraverso il Nord del Continente. Un tema che è centrale, almeno quanto il futuro delle dogane europee. E del commercio internazionale del Vecchio Continente.
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