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Dal salario minimo a quello giusto: ecco il Dl Lavoro

Meloni: "Abbiamo messo un miliardo per sostenere l'occupazione solo col salario giusto: la via è la contrattazione di qualità"

di Maria Graziosi -


Dal salario minimo al salario buono (e giusto). Il 1° maggio si avvicina e il governo vuol farsi trovare preparato: ieri il consiglio dei ministri ha approvato il decreto lavoro. E no, chiaramente, non mancano nemmeno qui le polemiche. Che, ormai, sono il leit motiv del dibattito nazionale. Ma, al di là delle posizioni di parte, la visione giunta da Palazzo Chigi sembra chiara. L’obiettivo è e rimane quello di agevolare l’occupazione “vera”, di far salire le paghe e di non cedere allo strumento politico, brandito dalle opposizioni come l’arma elettorale e propagandistica finale, del salario minimo. Resta inteso, nel decreto licenziato ieri dal governo, che chi assumerà giovani, donne e residenti nelle aree Zes (Sud e regioni del Centro come Umbria), potrà accedere a bonus importanti.

Dal salario minimo a quello giusto

Che però verranno riconosciuti solo ed esclusivamente a quelle imprese che faranno firmare contratti di lavoro “veri”. Ossia quelli che prevedono una retribuzione degna di questo nome. Dal salario “minimo” al salario “buono”. Che è poi quello che tutti sperano che accada nel Paese delle paghe più basse d’Europa. E dove, statene pur certi, l’applicazione di un tariffario orario per legge non avrebbe altra conseguenza che quella di appiattire verso il basso le retribuzioni. Anni e anni di precariato e di “flessibilità” avrebbero pur dovuto insegnarcelo, no?

Giovani, donne e Sud: le novità

I bonus previsti dal Dl lavoro prevedono la possibilità, per chi stabilizzerà giovani under 35 con un contratto a tempo indeterminato, di accedere all’esonero dal versamento dei contributi previdenziali fino a un importo massimo di 500 euro al mese per ogni lavoratore. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. La somma sale fino a 650 euro per ogni lavoratore assunto nel Mezzogiorno e aumenta ancora, fino a 800 euro, a favore delle lavoratrici svantaggiate.  Le spese previste assommano complessivamente a 26,5 milioni di euro per il 2026, di 63,7 milioni di euro per il 2027 e di 51,3 milioni di euro per il 2028. Le coperture sono state rintracciate nel Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027.

Contratti scaduti: arrivano i forfait

Un altro aspetto interessante del decreto riguarda, a proposito di paghe e retribuzione, la previsione di un forfait per i contratti che risultano scaduti da più di un anno. Se il rinnovo non arriva le retribuzioni vengono adeguate entro il tetto massimo del 50% rispetto alla variazione dell’inflazione. La disposizione si applica ai contratti collettivi nazionali di lavoro che scadono successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per i contratti collettivi nazionali di lavoro che invece risultato già scaduti, le disposizioni si applicheranno a decorrere dal 1° gennaio 2027. Inoltre è stato prorogato, e rafforzato, lo strumento dell’isopensione. In pratica, stando alle norme contenute nel Dl Lavoro, fino al 2029 i lavoratori potranno uscire con un anticipo di sette anni, anziché quattro. Lo scivolo dei tre anni in più finirebbe a carico delle imprese con più di 15 dipendenti e in eccedenza occupazionale.

Rider: cosa cambia ora

A proposito di lavoro, poi, il governo è intervenuto pure sulla vicenda rider e il Dl istituisce la possibilità di accedere alle piattaforme tramite Cie, Spid o Carta nazionale dei Servizi. Le credenziali di accesso non potranno essere ceduti a terzi e ogni account dovrà essere collegato a un singolo codice fiscale con un sistema di autentificazione a più fattori. Un modo per bypassare il caporalato e per monitorare le condizioni di lavoro dei rider. Che, negli ultimi mesi, sono finiti al centro di diverse inchieste partite dalla Procura della Repubblica di Milano che hanno squarciato il velo dell’ipocrisia sulla Gig economy e, più in generale, sui turni massacranti e gli emolumenti a dir poco bassi sganciati dalle grandi major del delivery.

La soddisfazione della premier

La soddisfazione di Giorgia Meloni al termine del Cdm: “Il decreto legge approvato oggi è un tassello di una strategia molto più ampia, il cui obiettivo è sostenere la creazione di maggiore occupazione, stabile e di qualità. una strategia che sta dando i suoi frutti. Oggi – ha detto gonfiando il petto d’orgoglio la premier –  più di ieri l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. dall’inizio della legislatura abbiamo 1 milione e 200 mila occupati in più”. Dal salario minimo al salario buono e giusto. La chiave, per Meloni, è la contrattazione di qualità: “Il decreto legge stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi rivolti a giovani under 35, donne e lavoratori in area Zes, a cui si può accedere solo se si applica ai lavoratori il salario giusto”. E dunque: “Con salario giusto s’intende il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, non solo dal salario orario ma da tutti gli elementi economici, diverso dal salario minimo orario con cui si rischia di peggiorare alcuni contratti in essere”. Ma dove si calcola il salario giusto? Lo spiega ancora Meloni: “Noi crediamo nella contrattazione come strumento per costruire questo benchmark, non può essere il governo a stabilirlo. per noi il parametro di riferimento sono i contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati e dalle imprese. chi sottoscrive contratti ma sottopaga i lavoratori non avrà incentivi pubblici: sì al salario giusto e sì alla contrattazione di qualità”.


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