Sanremo 2026: Pucci, Pausini e il PD che vorrebbe la Rai tutta per sé
Andrea Pucci e Laura Pausini scelti per Sanremo 2026 finiscono nel mirino del PD tra accuse di fascismo, omofobia e moralismo woke. Il pubblico ride, il Festival va avanti
Quando il Festival diventa tribunale morale
Sanremo 2026 doveva essere musica, spettacolo e leggerezza. Invece è diventato l’ennesimo ring politico. Andrea Pucci, scelto come co-conduttore, è stato subito bollato come “fascista e omofobo” dal Partito Democratico, prima ancora di aprire bocca. Accuse preventive, giudizi a scatola chiusa, colpevole per principio: così funziona quando l’ideologia sostituisce il talento.
Anche Laura Pausini, confermata co-conduttrice insieme a Carlo Conti. Non canta, non fa performance, non si schiera politicamente. Eppure anche su di lei piovono critiche e sospetti: la sua colpa è essere neutrale, non urlare il mantra woke, non fare propaganda politica a comando. In un mondo dove la neutralità è un crimine, anche chi lavora con professionalità finisce sotto processo.
Il PD sembra aver dimenticato che Sanremo non è un congresso politico. È un palco seguito da milioni di italiani che vogliono emozionarsi, ridere, divertirsi. Ma per chi considera ogni artista “un problema da censurare”, il pubblico conta poco. Conta solo l’aderenza al pensiero dominante.
La Destra liberale che il PD ignora
E mentre il PD grida, etichetta e giudica, esiste una realtà che loro continuano a negare: la Destra liberale, fatta di cittadini, professionisti, artisti che vivono e lavorano senza trasformare ogni apparizione in un comizio politico. Persone normali che non diffondono odio, che non abbracciano il fascismo, ma che hanno idee diverse. Pucci e Pausini rientrano perfettamente in questa categoria. Eppure il PD preferisce ignorare questa distinzione: chi non è allineato è automaticamente un nemico, da etichettare, da attaccare, da bollare.
Il risultato è surreale. Il palco diventa tribunale morale. La comicità deve essere certificata, l’ironia deve avere permesso, e la libertà diventa sospetto. Ogni gesto, ogni parola, ogni presenza viene scrutinata, giudicata e condannata. L’arte e lo spettacolo si piegano a un manuale di buon comportamento ideologico, mentre il pubblico rimane spettatore di una farsa che non lo riguarda.
Non è solo una questione di Pucci o Pausini. È una questione di libertà culturale, di autonomia artistica, di rispetto per il pubblico. Il PD sembra voler trasformare la Rai in una succursale del suo moralismo: ogni programma, ogni palco, ogni battuta sottoposta a bollino ideologico.
PD, la Rai non è casa vostra
Il PD può indignarsi quanto vuole, distribuire bollini morali, bandire chi non urla il mantra woke e sognarsi la Rai tutta per sé. Può trasformare ogni palco in un tribunale, scrivere regolamenti sulle battute, processare chi sorride nel modo sbagliato. Ma il pubblico ride, applaude e si diverte. Il palco va avanti, Pucci fa ridere, Pausini conduce, la musica emoziona.
E loro? Restano lì, rossi d’ira, a contare etichette e verdetti come chi conta granelli di sabbia in mezzo a una tempesta, completamente irrilevanti. Il Festival va avanti senza di loro, le battute fanno ridere, la musica emoziona, il pubblico si gode lo spettacolo e il PD resta a sbraitare davanti allo specchio, convinto di comandare mentre tutti gli altri si divertono e ridono.
Perché in fondo il loro vero problema non è Pucci, non è Pausini, non è Sanremo. Il loro problema è che il mondo reale va avanti, senza permesso, senza bollini, senza indignazione. E lì, caro PD, siete completamente fuori tempo massimo.
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