Sanzioni alla Russia, un sistema colabrodo: il caso di Brindisi
Una verità che l’Europa conosce da tempo ma continua a rimuovere: le misure funzionano sulla carta, molto meno nella realtà
La nave sequestrata a Brindisi
Nel porto di Brindisi, una verità che l’Europa conosce da tempo ma continua a rimuovere: le sanzioni alla Russia funzionano sulla carta, molto meno nei traffici reali, un sistema colabrodo.
Sanzioni alla Russia: il caso della nave sequestrata a Brindisi
Il sequestro della motonave “Hizir Reis”, disposto il 17 gennaio dall’autorità giudiziaria brindisina, lo dimostra senza attenuanti. La nave battente bandiera di una piccola isola dell’Oceania proveniva dalle acque territoriali russe del Mar Nero.
La documentazione di bordo indicava rotte diverse. I controlli hanno raccontato un’altra storia. Tra il 13 e il 16 novembre scorso, l’Hizir Reis ha operato nel porto russo di Novorossijsk, uno scalo sottoposto a sanzioni Ue.
In quei giorni ha caricato 33mila tonnellate di materiale ferroso. Destinazione, secondo le cronache, La Ferriere spa, capofila del Gruppo friulano Pittini. Il sistema automatico per il tracciamento nautico risultava spento. I documenti, alterati.
Il Gruppo friulano Pittini coinvolto nell’inchiesta
A incrociare dati e tracce, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Guardia di Finanza. Le analisi del sistema di navigazione elettronico obbligatorio che integra le carte nautiche elettroniche con altre informazioni e della banca dati Lloyd’s S&P Global Maritime hanno confermato le incongruenze. Non un controllo di routine: un lavoro tecnico, lungo, puntuale.
Il Tribunale di Brindisi ha convalidato il sequestro della nave e dell’intero carico. L’importatore, l’armatore e alcuni membri dell’equipaggio, indagati in concorso per violazione del Regolamento Ue e del decreto italiano relativo. La merce, destinata a La Ferriere spa, uno dei principali poli siderurgici italiani.
In Friuli, il Gruppo Pittini pienamente coinvolto. La destinazione commerciale, un dato centrale per capire il contesto. E proprio il contesto rende questo sequestro un caso emblematico. Il Gruppo Pittini aveva subito nel 2022 un duro contraccolpo dallo stop alle forniture di materie prime. Produzioni rallentate. Ammortizzatori sociali attivati. La crisi della supply chain russa aveva colpito in pieno anche il Friuli industriale sempre narrato come inarrestabile.
Oggi, lo stesso Gruppo al centro del racconto. Simbolo di un sistema che continua a cercare materie prime dove l’Europa dice di non volerle comprare più.
Il paradosso di traffici incontrollati
Un paradosso, tutto qui. Le sanzioni, nate per colpire Mosca. Gli effetti reali, invece, a carico del le imprese europee, senza fermare i flussi. Il Gruppo Pittini – pare – aveva annunciato un comunicato di chiarimento sul caso. Un testo finora non reso noto. Un’assenza che pesa sul piano pubblico. In un quadro così opaco, il silenzio lascia spazio a ogni ricostruzione.
Ma il sequestro dell’Hizir Reis non è un’anomalia isolata. È un punto emerso di una rete più ampia. Da tre anni i traffici di materie prime russe verso l’Europa proseguono attraverso triangolazioni. Cambiano bandiere. Scelgono porti intermedi.
Infine, cambiano le carte. Il carico resta. Turchia, Caucaso, Nord Africa e Medio Oriente, snodi di passaggio. Le navi spengono i transponder nei tratti sensibili, li riaccendono a giochi fatti. I sistemi satellitari lo mostrano. Le banche dati lo confermano. Infine, i controlli arrivano solo in pochi casi.
Una “flotta ombra” che fa i comodi suoi
Insomma, questo meccanismo come una “flotta ombra” del commercio sanzionato. Navi, talvolta vecchie. Società schermate. Registri di comodo. Un rischio penale, peraltro, basso. Il margine economico, assicurato. In Italia i controlli si concentrano soprattutto in porto. Insomma, quando la merce è già arrivata.
Manca una strategia preventiva. Mancano incroci sistematici tra dati doganali, tracciamenti navali e flussi finanziari. Manca soprattutto, ovunque in Europa, una volontà precisa di colpire davvero le zone grigie.
A Brindisi, il caso del sequestro enfatizzato dalla sottosegretaria all’Economia Sandra Savino come prova di rigore dello Stato. Ma l’atto appare isolato. Quindi, non inaugura una stagione nuova, non si manifesta come il segnale di una raffica di controlli analoghi. E non produce una mappatura pubblica dei traffici a rischio.
La mappa delle elusioni: il rapporto di Transcrime
La realtà è che gli elusori delle sanzioni sono attrezzati. Queste reti, alimentate da società di comodo, triangolazioni commerciali e infrastrutture giuridiche complesse, per merci industriali e materie prime di che attraversano frontiere interdette, con interazioni bancarie off-shore e trasferimenti nascosti.
La rivelazione, nel rapporto del progetto Kleptotrace, una iniziativa cofinanziata dall’Ue e condotta da Transcrime. Il Centro di ricerca su criminalità e innovazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha analizzato sistematicamente gli schemi di elusione delle sanzioni Ue. E ne ha presentato i risultati in sede Europol all’Aia nel 2025. Decine di schemi elusivi, con entità giuridiche collegate, spesso in Paesi diversi dall’Italia, oltre a reti finanziarie opache che impediscono l’efficace applicazione delle sanzioni.
Un sistema colabrodo
Risultato, un sistema colabrodo. Le sanzioni europee, rinnovate e rimodulate. Le rotte commerciali, adattate più in fretta. Poi, le sanzioni inseguono. E il mercato anticipa. Nel mezzo, imprese che devono produrre, Stati che dichiarano fermezza, flussi che continuano. Il caso Pittini, al netto di ogni responsabilità penale, fotografa questa contraddizione.
Nel 2022 l’industria italiana aveva cominciato a pagare il prezzo delle sanzioni. Quest’anno, a distanza ormai di tempo dal via delle sanzioni, continuano ad emergere tentativi di aggirarle. Per semplice necessità di sopravvivenza industriale.
Se l’obiettivo era fermare le materie prime russe, l’Europa ha fallito. Si puntava a renderle invisibili? Riuscito solo a metà. A Brindisi qualcuno ha guardato meglio. Altrove, chissà. Finché i controlli resteranno episodici, le sanzioni resteranno una dichiarazione d’intenti. Forte nei comunicati. Debole nei fatti.
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