Attualità

Saviano “escluso”, il boom della cultura del piagnisteo

di Angelo Vitale -


Scrittori, è il boom della cultura del piagnisteo. “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: “Michele vieni di là con noi, dai”, e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera”. Centrata o non centrata che sia sull’ultima attualità, impossibile non ricordare la gigantesca presa per il culo che Nanni Moretti in “Ecce Bombo” faceva innanzitutto a se stesso e alla sua generazione che lottava per abbattere le regole finendo poi per stabilirne di altre.

In scena da giorni la protesta di alcuni scrittori per quella che è considerata, ai danni di Roberto Saviano, una “esclusione” dalla Buchmesse di Francoforte. Il colpevole? Mauro Mazza, commissario del governo. Immediata e definitiva la condanna: Saviano vittima censurata del governo. Nella delegazione dei cento non ci sarà Antonio Scurati, però a Francoforte invitato dagli editori tedeschi. Paolo Giordano scrive su X che si è costruito un impegno alternativo (il judo….). Non ci andranno Alessandro Piperno e Francesco Piccolo. Sandro Veronesi senza Saviano ci sarà se “necessario” e “privatamente”. E “la vittima”? “Sono fiero di non essere stato invitato da quello che ritengo il più ignorante governo della storia italiana”. E conferma il no anche dopo un successivo invito di Mazza. Un “passo indietro” del commissario (Emanuele Trevi lo aveva sollecitato), nel quadretto di una corsa ansiosa al “riequilibrio” tra sinistra e destra in ogni dove dopo l’avvento del governo Meloni. Qui segnata pure dall’enorme potere dell’Associazione Editori, che aveva preparato la lista per Mazza.

Intanto, Dacia Maraini sbotta: “Poi ho saputo che vengono lo stesso. Non vorrei che la Fiera di Francoforte diventasse un luogo di guerra, non ne posso più. Se si vuole fare una protesta bisogna farla tutti insieme. Per fare opinione bisogna decidere tutti insieme”.

Di nuovo, un focolaio della ricattatoria “cultura del piagnisteo”. La pretesa di un primato intellettuale universalmente riconosciuto miscelata, semmai su una terrazza romana, all’ingiustizia sociale e alla discriminazione.


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