L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Senza libertà di parola non c’è vero dialogo e non ci sarà mai pace

di Adolfo Spezzaferro -


Nel discorso più politico di Leone XIV, quello al corpo diplomatico, emerge una realtà dura e scatta un allarme che va oltre ogni confessione religiosa: la parola, oggi, non è più libera. O meglio, la libertà d’espressione vale solo entro i confini imposti da un’ideologia che si presenta come inclusiva ma agisce da censura preventiva.

Il Papa lo dice senza giri di parole: in Occidente si restringono gli spazi dell’autentica libertà di parola mentre dilaga un linguaggio “orwelliano” che, in nome del politicamente corretto (dell’ideologia gender e di quella woke, aggiungiamo), esclude e colpisce chi dissente. Il buonismo ipocrita, che si autoproclama neutrale e progressista, nasconde una faziosità ideologica che decide quali idee siano legittime e quali no. Così la parola diventa un’arma, non per cercare la verità ma per delegittimare l’avversario, mentre i diritti si riducono a slogan che a seconda dell’uso diventano paradossalmente discriminatori.

Nel “quadro drammatico” descritto da Leone XIV – tra guerre, riarmo e crisi dei diritti umani – la censura del pensiero è altrettanto pericolosa. Perché senza libertà di parola (e di coscienza, quindi anche di fede, precisa il Pontefice) non c’è dialogo, e senza dialogo non c’è pace. Senza il coraggio di dire ciò che non è conforme, resta solo l’arroganza di chi ha paura della verità.


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