Dal Botox alla blefaroplastica, Di Nonno spiega come ritrovare freschezza e naturalezza
di Angelina De Santis
Lo specchio spesso diventa spietato prima ancora che il corpo si senta davvero cambiato. Ci si alza al mattino con la stessa energia di sempre, si affrontano giornate piene, si lavora, si viaggia, si esce con gli amici, ma lo sguardo restituisce un’immagine più affaticata. È come se il tempo avesse deciso di concentrarsi proprio attorno agli occhi, lasciando lì i suoi primi segni evidenti. Le palpebre perdono tonicità, la pelle si rilassa, l’espressione appare stanca anche quando dentro ci si sente ancora vitali.
«Molti pazienti arrivano in studio proprio con questa sensazione», spiega il dottor Stefano Di Nonno. «Si sentono pieni di energia, ma lo sguardo comunica stanchezza. La zona perioculare è la prima a cedere, perché la pelle è molto sottile e soggetta ai movimenti continui dell’espressione. È lì che il tempo si manifesta con maggiore evidenza».
Secondo lo specialista, intervenire in modo graduale e personalizzato è la chiave per ottenere risultati armoniosi. «Oggi la medicina estetica lavora per valorizzare, non per stravolgere. L’obiettivo resta restituire freschezza mantenendo il volto riconoscibile».
Tra i trattamenti più richiesti c’è il Botox, particolarmente indicato per le rughe d’espressione della fronte e del contorno occhi. «Il Botox rilassa i muscoli responsabili delle pieghe più marcate», spiega il dottor Di Nonno. «In questo modo lo sguardo appare più aperto e riposato. Se il dosaggio è corretto, il risultato resta naturale e il volto conserva piena espressività».
Il trattamento risulta rapido e con tempi di recupero minimi, caratteristica che lo rende molto apprezzato da chi ha una vita attiva e poco tempo da dedicare alla convalescenza. «È ideale per chi nota i primi segni del tempo e vuole un miglioramento discreto», aggiunge il medico. «Spesso viene utilizzato anche in associazione ad altri interventi per completare e armonizzare il risultato complessivo».
Quando però le palpebre superiori risultano visibilmente appesantite o compaiono le classiche borse sotto gli occhi, il Botox da solo non risulta sufficiente. In questi casi entra in gioco la blefaroplastica chirurgica, considerata la soluzione più efficace e duratura. «La chirurgia permette di rimuovere la pelle in eccesso e i depositi adiposi che appesantiscono lo sguardo», chiarisce Di Nonno. «L’intervento viene eseguito con grande precisione e le incisioni seguono le pieghe naturali della palpebra, così che con il tempo risultino quasi invisibili».
Dopo l’operazione vengono applicati piccoli cerotti per alcuni giorni e, nella maggior parte dei casi, in dieci o quindici giorni si può tornare serenamente alla vita sociale. «Il miglioramento è evidente già nelle prime settimane», prosegue lo specialista, «ma il risultato continua a stabilizzarsi nei mesi successivi, offrendo uno sguardo più leggero e luminoso che dura nel tempo».
Accanto alla chirurgia esistono anche tecniche non chirurgiche pensate per le fasi molto iniziali dell’invecchiamento palpebrale. «Si tratta di trattamenti che sfruttano tecnologie a energia per stimolare il rassodamento cutaneo», spiega Di Nonno. «Possono offrire un piccolo miglioramento quando la lassità è minima, ma non eliminano le borse e non sostituiscono la chirurgia nei casi più marcati».
La scelta del percorso migliore dipende quindi dal grado di appesantimento dello sguardo, dalla qualità della pelle e dalle aspettative personali. «È fondamentale una valutazione specialistica», sottolinea il medico. «Solo così si può capire quale trattamento sia davvero indicato per quella persona».
Il filo conduttore resta sempre lo stesso. «L’obiettivo non è cambiare il viso», conclude il dottor Di Nonno. «Si tratta di riportare equilibrio, freschezza e luminosità, facendo emergere un’immagine che rispecchi davvero come la persona si sente dentro».
Leggi anche: Questo sarà il Natale più ritoccato della storia. Filler e punturine nella top list dei regali
Torna alle notizie in home