Chat Delmastro, no della Camera: gaffe di Conte, affondo di Bignami
L'Aula della Camera ha approvato a maggioranza, attraverso un voto a scrutinio segreto, la relazione che nega alla Procura di Roma l'autorizzazione al sequestro e all'utilizzo di conversazioni e chat del deputato FdI
Caso Delmastro, la Camera dice no al sequestro delle chat a scrutinio segreto: scontro totale, la gaffe di Conte, l’affondo di Bignami.
Chat Delmastro, la Camera dice no alla richiesta della Procura
L’Aula della Camera ha approvato a maggioranza, attraverso un voto a scrutinio segreto, la relazione che nega alla Procura di Roma l’autorizzazione al sequestro e all’utilizzo delle conversazioni e delle chat del deputato FdI Andrea Delmastro.
L’esito dell’urna ha scatenato una durissima bagarre in emiciclo, trasformando il dibattito sulle guarentigie parlamentari in un vero e proprio scontro frontale a tutto campo tra maggioranza e opposizioni.
L’attacco dell’opposizione: Schlein e Conte contro lo “scudo di partito”
A guidare l’offensiva delle opposizioni sono stati i leader di Pd e M5S. Elly Schlein ha accusato apertamente la maggioranza di applicare la logica dei «due pesi e due misure: giustizialisti con gli avversari e iper-garantisti sempre e solo quando si tratta dei propri compagni di partito».
Poco prima aveva parlato Giuseppe Conte, che ha attaccato il governo accusandolo di trasformare il Parlamento in uno «scudo di partito per proteggere gli amici». Il discorso dell’ex premier è stato accompagnato dalla protesta visiva dei deputati del M5S, che hanno alzato i propri cellulari in Aula intonando lo slogan “Fuori le chat”.
Lo scivolone sull’Articolo 78 e la controffensiva di Bignami
Nel corso del suo affettato intervento, Conte è incorso in un palese scivolone procedurale. Nell’affondare il colpo sulle immunità, ha citato l’articolo 78 della Costituzione (che disciplina la deliberazione dello stato di guerra) anziché l’articolo 68 (relativo alle guarentigie parlamentari e all’uso di intercettazioni e sequestri).
L’errore non è sfuggito al capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, che ha preso la parola per una dichiarazione di voto dal finale estremamente violento e teso.
Bignami ha prima colto la gaffe per irridere il presidente del M5S («almeno si studi la Costituzione prima di venire a farci lezioni di democrazia»), per poi ribaltare completamente lo slogan dell’opposizione e sferrare un attacco personale e politico diretto a Conte.
«Non le chiederemo l’uso delle chat con il suo amico Zampolli per la vendita dei palazzi, capisco che lei sia di cattivo umore visto che pare evaporato un affare da 300 milioni per la sua famiglia. Ma visto che è così generoso, magari se avesse voglia di dare le chat intercorse con Arcuri, con Minenna, con Di Donna che erano tutti soggetti indagati, le produca: fuori le chat di Conte sugli affari delle mascherine».
Il verdetto dell’urna segreta e la spaccatura d’Aula
Il ricorso alle urne con voto segreto — richiesto dalle opposizioni — non ha scalfito la tenuta del centrodestra, che ha confermato compatto la linea della Giunta a tutela delle prerogative di Delmastro.
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