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Crans-Montana e l’Europa che regola tutto, tranne la sicurezza

di Laura Tecce -


“Una ferita aperta per l’intera comunità nazionale”: queste le parole del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani che oggi ha tenuto un’informativa alle Camere sulla tragedia che la notte di Capodanno si è consumata a Crans-Montana. Una “tragedia incommensurabile” ma non certo una fatalità, e su questo punto il titolare della Farnesina ha ribadito la ferma volontà del governo italiano di fare piena luce sulle responsabilità, la ricerca della verità è un dovere verso vittime e famiglie. Ora, è evidente la posizione dei proprietari del locale, a partire dall’ammissione di Moretti, tratto in arresto, sul fatto che la porta di emergenza fosse bloccata dall’interno. 

Ed è evidente che vi siamo state carenze nelle misure di sicurezza e nella gestione dell’affollamento. Resta però aperta una riflessione più ampia, vale a dire sul sistema dei controlli da parte delle autorità. Basti pensare che il Comune di Crans Montana, 86 minuti prima della strage a “La Costellation” avrebbe approvato una legge “Salva Comune” atta ad  escludere la responsabilità “per i danni derivanti dalla violazione delle disposizioni della legge da parte dei proprietari di edifici e dei loro rappresentanti”. Ci si chiede come sia possibile che, nel modello di perfezione rappresentato nell’immaginario collettivo dalla Svizzera, sia possibile tutto ciò.

E soprattutto come sia possibile l’assenza di una normativa europea comune sulla sicurezza di locali ed eventi pubblici. In un’Unione che spesso concentra la propria azione regolatoria su aspetti marginali — come i tappi delle bottiglie di plastica o la lunghezza delle zucchine— manchi ancora un quadro condiviso e vincolante capace di garantire standard minimi di sicurezza per i cittadini. Crans-Montana diventa dunque non solo una tragedia da accertare, ma anche un monito sulle priorità politiche e normative dell’Europa.

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