L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Gossip

Signorini e Corona: vittime o carnefici?

Ogni scandalo racconta meno di loro e molto più di noi: di un Paese che si indigna a voce alta, clicca in silenzio

di Andrea Fiore -


Forse non serve decidere chi abbia ragione. Né stabilire se esista davvero un “sistema Signorini”, un “sistema Mediaset” o un “sistema Corona”. La verità più semplice e fastidiosa, è che esiste un sistema molto più grande, molto più stabile, molto più affamato: il pubblico. Un Paese che si scandalizza per la censura e, nello stesso momento, aggiorna la pagina per vedere se è uscita la nuova puntata. Che invoca trasparenza ma si accontenta di un vocale sfocato. Che parla di libertà mentre aspetta il prossimo pettegolezzo travestito da denuncia.

Curiosità e vergogna

Il vero scandalo non è ciò che viene pubblicato, ma ciò che siamo pronti a cliccare. Ogni volta che spunta un contenuto “esplosivo”, il Paese si divide in due reazioni: “che vergogna” e “mandami il link”. Spesso pronunciate dalla stessa bocca, a distanza di dieci secondi. La morale, da noi, è come il telecomando: si usa solo per cambiare canale, non per cambiare idea. E alla fine non siamo spettatori innocenti: siamo la corrente che alimenta il circuito. 

Quando un giudice prova a mettere un limite, gridiamo alla censura. Quando un video circola, gridiamo allo scandalo. È un equilibrio perfetto: indignarsi senza rinunciare allo spettacolo. L’Italia non vuole essere protetta, vuole essere provocata. Vuole il brivido, purché abbia un’etichetta civile. Vuole il pettegolezzo, purché sia impacchettato come “inchiesta”. Difendiamo la libertà solo quando coincide con la nostra curiosità

Sia Corona che Signorini, producono contenuti, le piattaforme li amplificano, la giustizia tenta di contenerli. Ma il vero mercato è altrove: nei nostri clic, nei nostri “hai visto?”, nei nostri silenzi divertiti. Il sistema non è nei video: il sistema siamo noi che li guardiamo. Quando qualcuno parla di “sistema”, il pubblico non vuole capire come funziona. Vuole sapere chi ci è finito dentro. Vuole nomi, dettagli, chat, screenshot. La verità è lenta, il sospetto è immediato. E soprattutto non richiede impegno. 

La morbosità come passatempo

Alla fine non è questione di tacere o difendersi. È che questo Paese ha trasformato la morbosità in un passatempo, la curiosità in un’abitudine, la diffamazione in un genere narrativo. E mentre ci indigniamo per l’ennesima puntata, continuiamo a fare ciò che sappiamo fare meglio: guardare, commentare, consumare. In fondo siamo così: un grande condominio dove tutti ascoltano dietro la porta, nessuno ammette di farlo, e ogni tanto qualcuno tossisce per far finta di essere capitato lì per caso. 

E va bene così. L’importante è farsi trovare pronti quando arriva la prossima puntata.

Leggi anche: Ore 21, “Falsissimo” sul “sistema Mediaset”: Corona promette nuovi scandali


Torna alle notizie in home