Non si unisce una città (o una coalizione) con la violenza
Non sono bastati i tentativi dei sindaci di centrosinistra di far quadrato attorno al collega Lepore per spegnere le polemiche che ancora aleggiano attorno al primo cittadino di Bologna. Anzi, mentre emergono novità che saranno certamente utili all’inchiesta sulla morte di Fakir, la responsabilità di Lepore – politica, si intende – appare sempre più evidente. Nell’apparecchiare la piazza a chi non vedeva l’ora di scagliarsi senza motivo contro le forze dell’ordine, sul sindaco di Bologna è infatti ricaduta la grave colpa di aver creato un conflitto istituzionale.
Il principale rappresentante di un’amministrazione comunale importante, per fare la guerra al governo, ha fatto sì che un gruppo di facinorosi, a cui da sempre certa sinistra strizza l’occhio, la facesse contro gli agenti. Il risultato, al di là dei risvolti violenti, si è tradotto nel vedere lo Stato manifestare contro lo Stato.
Con in mezzo, oltretutto, un’altra istituzione: la magistratura che sta provando a svolgere il suo lavoro e sulla quale, senza che alcuna responsabilità penale sia stata ancora accertata, è piombata la rivendicazione di fare giustizia per la morte del cittadino marocchino. Perché nell’errore di indire la manifestazione con quella precisa motivazione c’è anche e soprattutto questa criticità.
Da Balboni a Fratoianni, la sinistra divisa sul sindaco di Bologna
Lo spiega bene il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni nel chiarire come il sindaco “ha sbagliato a chiamare la piazza e soprattutto a invocare giustizia, perché quando si invoca giustizia si presuppone il reato, che è tutto da dimostrare”. Sulla stessa linea Carlo Calenda per il quale “quando non si hanno tutti gli elementi di una vicenda uno sta zitto e aspetta”. Di avviso differente Nicola Fratoianni di Avs che, nel richiamare le linee guida del Viminale, sembra avere invece le idee molto più chiare: “Difficile affermare che quelle procedure siano state rispettate”, sentenzia quasi a voler legittimare la richiesta di giustizia che, degenerando, ha finito per muovere le mani – e le spranghe – dei violenti. È poi il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, ad attribuire a Lepore il merito di aver “provato ad unire la città”.
Visto quanto accaduto, tra devastazioni e 64 agenti feriti, l’obiettivo non sembra essere stato raggiunto. Ma da queste parole sorge un sospetto. Più che la città, il sindaco di Bologna ha probabilmente provato a unire la sinistra. La situazione gli deve però essere sfuggita di mano, perché di certo non si può pensare di farlo mentre qualcuno aggredisce le forze dell’ordine in piazza.
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