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Politica

Il Canto degli italiani verso la Carta costituzionale

di Priscilla Rucco -

LUCIANO VIOLANTE POLITICO, LUCIO MALAN POLITICO, SUSANNA DONATELLA CAMPIONE POLITICA, GIOVANNA PANCHERI GIORNALISTA, FRANCESCO TAGLIENTE ANCRI, GIULIOMARIA TERZI DI SANTAGATA POLITICO


La Sala “Koch” di Palazzo Madama ha ospitato ieri mattina il convegno “Il Canto degli Italiani in Costituzione”, dedicato ad un obiettivo dal forte valore identitario: dare all’inno nazionale un riconoscimento esplicito nella Carta fondamentale. Al centro dell’incontro, promosso dalla senatrice Susanna Donatella Campione – FdI -, la presentazione di un disegno di legge costituzionale che punta a modificare l’articolo 12, finora riservato al solo tricolore.

L’iniziativa trasversale

Il provvedimento, depositato come Atto Senato n. 1901, è stato presentato il 13 maggio ed è stato assegnato l’11 giugno alla prima Commissione Affari costituzionali.
A renderlo significativo è soprattutto l’ampiezza del consenso che lo stesso ha riscontrato: vi hanno aderito, infatti, ventinove senatori di Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, segno di una convergenza che supera le distinzioni tra maggioranza ed opposizione quando in gioco c’è il valore dei simboli repubblicani.

Una lacuna lunga decenni

Nel sistema vigente la bandiera trova espresso riconoscimento nell’articolo 12, mentre l’inno – pur dotato di analogo valore identitario – ne resta privo. “Il Canto degli Italiani”, scritto da Goffredo Mameli nel 1847 e musicato da Michele Novaro, è stato adottato in via provvisoria nell’ottobre del 1946 e ha ottenuto il riconoscimento ufficiale soltanto con la legge n. 181 del 2017, integrata dal decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2025 sulle modalità di esecuzione. Sul piano del merito, il testo integra l’articolo 12 riconoscendo il “Canto degli Italiani” e i suoi autori e lasciando alla legge ordinaria gli aspetti esecutivi, come per la bandiera.

Tentativi mai riusciti

Non è il primo tentativo. La stessa Assemblea costituente aveva valutato l’ipotesi di inserire l’inno nella Carta, senza poi darvi seguito, e analoghe proposte si sono arenate nel corso dei decenni. Quando entrò in vigore la legge del 2017 non vi era del resto alcun dubbio su quale fosse l’inno della Repubblica: quella norma si limitò a riconoscere il “Canto degli Italiani” in quanto già esistente, senza disporne l’adozione. Resta tuttavia, sul piano costituzionale, una lacuna che il disegno di legge intende colmare, ricomponendo l’unità di rango tra due simboli da tempo percepiti come inscindibili.

L’apertura dei lavori

L’apertura dei lavori è stata affidata ai saluti, inviati per iscritto, del presidente del Senato Ignazio La Russa, cui è seguita l’esecuzione dell’inno da parte del tenore Francesco Grollo.

Le parole di Valditara

Affidato a un messaggio, l’intervento del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha definito la riforma un passaggio storico per restituire dignità costituzionale a un simbolo che da sempre appartiene al popolo italiano. Sull’ampio sostegno, ha osservato che non si tratta di “una bandiera di parte”, ma “di tutti”. Il ministro ha poi tracciato un ritratto di Mameli lontano dalla retorica del monumento: non un gigante del pantheon nazionale, ma un ragazzo di vent’anni, dai capelli lunghi e dalla barba fuori ordinanza, poeta e studente. Nel 1849, disobbedendo a un ordine di Garibaldi, guidò un drappello di amici – studenti e intellettuali, non soldati – in un disperato contrattacco a Villa Corsini, durante l’assedio francese di Roma. Ferito a una gamba, poi amputata, morì di setticemia il 6 luglio, a ventidue anni. “Libertà, democrazia, centralità della persona, eguaglianza erano già nello spartito”, ha aggiunto, citando il telegramma con cui il poeta chiamò Mazzini nella Roma repubblicana – “Roma. Repubblica. Venite“. – e proponendo un trittico che attraversa i secoli: Italiani, Fratelli, Costituzione.

Quello stesso inno, ha ricordato, sarebbe poi diventato il canto della Resistenza, collante tra le forze del Comitato di liberazione nazionale, e ancora oggi resta riconoscibile fin dal primo accordo.

La promotrice

Prima firmataria è Campione, avvocato e componente delle Commissioni Giustizia e Cultura, attenta ai temi identitari. Si è detta “veramente molto felice” della mattinata e del contributo dei relatori a un testo “appena incardinato” in Commissione. Il riconoscimento, ha spiegato, ha un duplice valore: dare all’inno il rango costituzionale che gli spetta, accanto alla bandiera, e al tempo stesso tutelarlo. Trattandosi di una Carta rigida, ogni modifica richiede la procedura aggravata: una volta inserito, l’inno potrà difficilmente essere mutato.

L’auspicio di De Priamo

Sulla stessa linea il senatore Andrea De Priamo, presidente della Commissione Affari costituzionali e tra i relatori, che ha rimarcato il valore di un’ampia convergenza sul testo. La dialettica su un tema identitario così alto, ha auspicato, deve restare terreno di valorizzazione dei simboli nazionali e non di scontro di parte.
Trattandosi di una legge di revisione costituzionale, il cammino non sarà breve. L’articolo 138 impone una doppia approvazione di ciascuna Camera, a distanza di almeno tre mesi, e prevede un possibile referendum confermativo qualora il testo non raggiunga la maggioranza dei due terzi.

Gli altri interventi

Sono intervenuti inoltre il presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, il presidente emerito della Camera Luciano Violante, il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan. Per la Fondazione Insigniti Omri, presente con oltre cento insigniti, è intervenuto il presidente, il prefetto Francesco Tagliente, che ha definito l’avvio dell’iter un passaggio di grande significato istituzionale e civile, ricordando come l’inno sia divenuto patrimonio emotivo condiviso anche grazie allo sport, riconoscibile in ogni competizione internazionale. Ha moderato la giornalista di Sky Tg24 Giovanna Pancheri.

L’iniziativa rientra nel percorso di valorizzazione dei simboli della Repubblica promosso anche dalla Fondazione Insigniti Omri.

Secondo i promotori la riforma colma una lacuna storica dell’ordinamento, conferendo piena dignità giuridica a un simbolo già radicato nella vita della Nazione: l’inno – insieme alla bandiera e al Capo dello Stato – è da tempo considerato uno dei tre simboli rappresentativi dell’Unità nazionale.


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