Sul Cpr di Castel Volturno la “foglia di Fico” della Zps
Dopo decenni di degrado per il litorale domizio la Regione "scopre" la biodiversità di 15 uccelli
Dalle terre di Gomorra al braccio di ferro istituzionale: la Regione Campania “scopre” improvvisamente la biodiversità di Castel Volturno con la Zps per fermare il Cpr del governo Meloni. Dietro la prevedibile e lunga guerra delle carte bollate, resta l’inferno di ventimila “invisibili” in un litorale dimenticato per decenni.
La mossa della Zps
Un’ironia amara soffia sul litorale domizio. Da Palazzo Santa Lucia credono di calare l’asso vincente per bloccare la costruzione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio voluto dal ministero dell’Interno: la nascita di una Zona a Protezione Speciale. Un vincolo ambientale di pregio che, sulla carta, dovrebbe trasformare l’area destinata ai migranti in uno scrigno di biodiversità inattaccabile dalle ruspe. Un paradosso tutto politico, la Zps di Castel Volturno.
Per anni Castel Volturno è stata la “cloaca” della grande industria, il dormitorio del lavoro nero e la discarica delle ecomafie, senza che nessuna giunta regionale – inclusa quella della decennale gestione De Luca – sentisse l’urgenza di blindare il territorio con vincoli naturalistici così stringenti.
Il no al Cpr di Castel Volturno impugnando la biodiversità
Oggi, con il 5Stelle Roberto Fico al timone della Campania, si “scopre” che proprio lì nidificano quindici specie di uccelli protetti, due dei quali presenti esclusivamente nel Casertano. Una “scoperta” che l’opposizione di centrodestra, guidata da Gennaro Sangiuliano, non esita a definire “pura ideologia”, uno scudo verde usato come arma tattica contro il governo nazionale.
Il nodo della questione non è solo il Cpr – definito dai movimenti e da parte della giunta regionale come un “lager indegno di un Paese civile” – ma il deserto istituzionale in cui Castel Volturno è stata lasciata a marcire.
Decenni di degrado
Per trent’anni, il litorale domizio è stato il simbolo di un fallimento bipartisan. Se il governo Meloni punta oggi sulla risposta securitaria del centro rimpatri, tutti i governi che lo hanno preceduto, pure gli ultimi del centrosinistra per finire con l’esecutivo Draghi, hanno brillato per l’assenza di interventi strutturali in grado di scardinare l’abusivismo selvaggio che ha sfigurato 27 km di costa. Il contesto urbano di Castel Volturno, il risultato di una “genesi scriteriata”.
Oltre il 60% delle 22.722 abitazioni censite nel 2011 risultava non occupato o fatiscente: una distesa di cemento abusivo nato per il turismo negli anni ’60, trasformato in rifugio per gli sfollati del terremoto dell’80 e del bradisismo puteolano. Infine, diventato il più grande “dormitorio” d’Europa per la manodopera straniera. Questo stock immobiliare degradato, privo di servizi e infrastrutture, ha creato la condizione ottimale per l’insediamento di una popolazione “fantasma”.
La mafia nigeriana alleata della camorra
Una realtà statistica che toglie il fiato: a fronte di circa 5mila stranieri regolari residenti, si stima che sul territorio vivano tra i 15mila e i 20mila immigrati irregolari. Un calcolo che a suo tempo il Comune ha dovuto ricavare persino dai dati sulla spazzatura prodotta: a Castel Volturno 39,62 kg pro capite di rifiuti indifferenziati al mese, una cifra quasi tripla rispetto a comuni simili, segno inequivocabile di una popolazione sommersa che non esiste per l’anagrafe ma incide sui servizi. Ventimila “invisibili” sono la linfa vitale di un’economia criminale basata sullo sfruttamento estremo.
Qui la camorra, storicamente radicata con il clan dei Casalesi, ha trovato un’alleanza tattica con la mafia nigeriana. Se i clan casertani controllano il territorio, il trasporto e il racket dei prezzi agricoli – il “cartello del carrello”-, i gruppi nigeriani gestiscono lo spaccio al minuto e la manovalanza criminale nei ghetti dove vince la disperazione. Il risultato, un sistema di caporalato feroce. Ogni anno, migliaia di braccianti africani, sikh e pakistani – ingaggiati nelle piazze di raccolta informale – per lavorare 12 ore nei campi o nelle aziende bufaline per paghe da miseria. Tolta la quota per il caporale e le spese per il trasporto su furgoni fatiscenti, restano in tasca pochi spiccioli per sopravvivere in alloggi senza acqua né luce.
Una sensibilità ecologica mai vista prima
Una schiavitù moderna che ha visto negli ultimi dieci anni un incremento dell’85% della presenza straniera nel bracciantato agricolo casertano. L’iniziativa della Regione Campania di porre il “sigillo” della Zps su Castel Volturno, dunque, un perfetto paradosso. L’assessora regionale Zabatta parla di “rigenerazione urbana” e abbattimento degli immobili abusivi come alternativa al Cpr.
Una sensibilità ecologica mai finora attivata quando le inchieste giudiziarie documentavano lo sversamento di un milione di tonnellate di rifiuti tossici nel “triangolo della morte” tra Castel Volturno e l’agro aversano, portando a un aumento delle malattie tumorali fino al 400%. È credibile che quindici specie di uccelli siano la priorità di un territorio dove il ponte principale del centro fino a due anni fa era chiuso per ammaloramento da anni, tagliando in due la città e isolando i residenti della Destra Volturno? La strategia della Zps rischia di apparire come una vera e rapida “foglia di Fico” – per coprire l’incapacità di gestire un fenomeno migratorio delegato per decenni alle mafie locali e al caso.
Il Cpr è visto come un corpo estraneo e illegale imposto dall’alto. Ma la Zps sembra un miracolo botanico evocato per necessità elettorale. Nel mezzo restano i ventimila di Castel Volturno. Non sono uccelli migratori, esseri umani che la politica ha smesso da tempo di contare, se non quando servono per alzare barricate ideologiche.
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