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Cronaca

Sviluppi del caso Garlasco, l’inchiesta per corruzione accelera

Nel corso dell'indagine sono stati indagati l'ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, e il padre di Andrea Sempio

di Lino Sasso -


La Procura di Brescia prosegue senza sosta le indagini sulla presunta corruzione legata al caso Garlasco e ai suoi sviluppi. Questo al netto del momentaneo divieto di accesso ai telefoni e ai computer degli indagati. L’inchiesta, che ruota attorno all’archiviazione ottenuta da Andrea Sempio nel 2017, punta a chiarire se quella decisione sia stata agevolata dietro pagamento all’allora procuratore aggiunto di Pavia. Mario Venditti risulta oggi indagato per corruzione insieme a Giuseppe Sempio, padre dell’amico di Chiara Poggi. Secondo l’ipotesi accusatoria, Venditti sarebbe il presunto corrotto e Sempio il corruttore, con una cifra che oscillerebbe tra i 20 e i 30mila euro. Una somma che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata consegnata in contanti e senza fattura all’ex pool difensivo di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio in concorso della giovane di Garlasco nel procedimento del 2016. Gli avvocati Federico Soldani, Simone Grassi e Massimo Lovati sono stati ascoltati come testimoni.

Le audizioni e il nodo del denaro

Nelle quasi quattro ore di audizione davanti ai pm bresciani, l’avvocato Massimo Lovati – ex legale di Sempio – avrebbe ammesso di “comprendere i dubbi” della Procura sul denaro contante. Avrebbe anche confermato la complessità dei passaggi economici relativi alla difesa del 38enne, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Rimane però da chiarire chi materialmente abbia consegnato la somma. E, soprattutto, se qualcuno ha vantato un potere inesistente, promettendo un’archiviazione facile all’insaputa sia degli investigatori sia dello stesso Venditti. È proprio questo uno dei punti più sensibili dell’inchiesta. Se venisse dimostrato che non ci fu una reale corruzione ma soltanto un millantato credito, l’impianto accusatorio cambierebbe direzione. Lasciando spazio a ipotesi meno gravi, come un’irregolarità fiscale o una truffa ai danni dei familiari di Sempio.

Gli elementi chiave: pizzino, intercettazioni e sospetti sui carabinieri

Al centro dell’indagine resta il famoso pizzino ritrovato nell’abitazione dei Sempio, sul quale comparirebbero cifra e riferimento alla presunta corruzione. Un documento che la Procura considera un tassello rilevante. Insieme alle “anomalie” rilevate nelle intercettazioni e ai comportamenti giudicati sospetti di due ex carabinieri, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, collaboratori di Venditti all’epoca dei fatti. Nonostante il quadro indiziario, gli inquirenti non hanno ancora potuto accedere ai dispositivi informatici dell’ex magistrato e dei due militari. Il Tribunale del Riesame ha infatti rigettato la richiesta, e anche oggi la Procura ha scelto di non presentarsi in aula per il nuovo ricorso, ritenendo sufficienti le motivazioni già depositate. Gli investigatori restano comunque convinti che proprio in quei telefoni si possano trovare le prove decisive.

L’inchiesta riaccende i riflettori sugli sviluppi del caso Garlasco

La riapertura di questa pista investigativa restituisce centralità agli sviluppi del caso Garlasco, uno dei più dibattuti della cronaca italiana degli ultimi due decenni. La Procura di Brescia, guidata dal procuratore capo Francesco Prete e dalla pm Claudia Moregola, sottolinea di procedere “senza alcun preconcetto”, mirando a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, gli eventuali scambi di denaro e le responsabilità di ciascun protagonista. Con nuove audizioni già calendarizzate e l’attesa decisione sull’accesso ai dispositivi, l’inchiesta sembra destinata a portare nuovi sviluppi. Il caso Garlasco, ancora una volta, torna al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica, lasciando aperti interrogativi cruciali sulla gestione dell’indagine del 2016 e sulle possibili zone d’ombra che potrebbero emergere.


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