Ambiente

Terra dei Fuochi: ritardi della Procura e 200 milioni possono tornare ai condannati per traffico di rifiuti

di Angelo Vitale -


Terra dei Fuochi, l’ennesimo scandalo: stavolta ad opera di un pezzo dello Stato. “A causa di un presumibile ritardo amministrativo da parte della Procura della Repubblica di Napoli, i beni sequestrati ai Pellini, del valore di oltre 200 milioni di euro, potranno tornare ai riconosciuti autori della strage per disastro ambientale”. Lo afferma Sergio Costa, che, quando parla della Terra dei Fuochi, è un fiume in piena. Non solo perché l’attuale vice presidente della Camera in quota M5S è campano, ma perché fu proprio lui, da generale dell’Arma, a scoprirla, scoperchiando il vaso di Pandora dei rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella piana agricola del Casertano al confine con Napoli. E oggi la prospettiva della restituzione dei beni ai fratelli Pellini, per un errore di procedura, proprio non gli va giù e annuncia un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia.

Per un presumibile ritardo amministrativo della Procura della Repubblica di Napoli, infatti, i beni sequestrati ai Pellini, del valore di oltre 200 milioni di euro, potranno tornare agli imprenditori napoletani condannati per traffico illecito di rifiuti. Un ritardo “grazie” al quale il ricorso presentato dagli avvocati difensori potrebbe avere successo. “Nel fare ricorso – spiega Costa – i difensori hanno evidenziato che il Tribunale di Napoli ha fatto decorrere i termini per richiedere i sequestri di confisca in appello: invece dei 18 mesi sono trascorsi 4 anni scarsi. Quindi, il Procuratore generale della Repubblica, nel momento in cui c’è stato il ricorso in Cassazione, ha espresso il parere favorevole alla restituzione. Eticamente non sarà corretto, ma giuridicamente è così”.

“Adesso si è in Cassazione, ma col parere favorevole alla restituzione della Procura di Napoli (un’udienza rinviata, ndr). Perché si sono persi 4 anni e non si è fatto entro i 18 mesi? Stiamo parlando di più di 200 milioni di euro, una cifra con cui si poteva fare la bonifica di tutta la zona in cui hanno buttato l’ira di Dio nel terreno…”. Parliamo di una zona come Acerra, Nola, Marigliano “il famoso triangolo della morte, io ci ho pure investigato”, ricorda l’ex ministro dell’Ambiente dei governi Conte e Conte 2.

Una vicenda che ha dell’incredibile – nel luglio scorso la conferma della confisca da parte della Corte d’Appello nella contemporaneità di una avvertita protesta con un presidio pubblico cui partecipò anche la consigliera regionale indipendente Maria Muscarà, mentre in Parlamento su questa brutta storia si è levata pure la voce del deputato campano Francesco Emilio Borrelli (AVS) -. Ora questo ulteriore inghippo sulla strada di una possibile soluzione positiva, almeno per la decenza se non per il diritto. Quattro anni persi.

Perché non è stato fatto qualcosa? “Bella domanda – risponde Costa – io sto per depositare un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia per saperlo e per chiedergli di aprire un’indagine. Abbiamo il diritto di saperlo, non come parlamentari, come cittadini. Poi, nessuno vuole buttare la croce addosso a nessuno, però stiamo parlando di terreni devastati, di famiglie che hanno perso i cari, di gente ammalata, di una terra agricola rovinata. E a fronte di questo parliamo di un presumibile inciampo del Tribunale? La cosa è grave, io voglio capire: è un inciampo? Che tipo di inciampo è? Non c’era una priorità? E perché la Procura Generale non l’ha considerata una priorità?”

“I cittadini che hanno sofferto una tale aggressione sulle proprie terre, sulle proprie famiglie e che vedono che quei denari che grondano sangue, oltre 200 milioni accumulati illecitamente e oggetto di sequestro, non finiscono nelle casse dello Stato e quindi non verranno usati per le bonifiche, cosa dovrebbero pensare? Tra l’altro i Pellini sono stati condannati – specifica Costa – quindi non parliamo di un reato presunto ma di un reato conclamato con condanna andata in giudicato. Nessuna presunta innocenza, queste persone sono chiaramente colpevoli”.

“E sono stato proprio io a proporre che questi oltre 200 milioni di euro fossero utilizzati per le bonifiche di quelle terre (la Terra dei Fuochi, ndr), perché così si soddisfa il senso di giustizia. Non restituisci la vita a chi l’ha persa, non togli la malattia a chi purtroppo l’ha contratta, ma almeno risani il territorio. E invece, probabilmente finiranno delle tasche di chi ha inquinato, che se ne va magari alle Bahamas alla faccia nostra…”, conclude con amarezza Costa. Può succedere ancora questo, in un Paese smemorato, sotto l’Albero di questo Natale.


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