Considerato da biologi e subacquei una vera e propria oasi sommersa, il Banco di Santa Croce rappresenta uno dei tesori ecologici più preziosi del Tirreno
Banco di Santa Croce, alla scoperta del “corallo verde” del Mediterraneo: biodiversità e nuove minacce nel Golfo di Napoli.
Il corallo “verde” nel Golfo di Napoli?
Considerato da biologi e subacquei una vera e propria oasi sommersa, il Banco di Santa Croce rappresenta uno dei tesori ecologici più preziosi del Tirreno.
A breve distanza dalla costa della penisola sorrentina, questo secca rocciosa si erge da fondali profondi fino a creare un microecosistema unico, spesso ribattezzato come la “barriera corallina” del Mar Mediterraneo.
I risultati delle ultime monitoraggi scientifici condotti sul campo dagli esperti del Distav dell’Università di Genova, insieme ai team di Greenpeace Italia e Blue Marine Foundation, hanno tracciato un bilancio aggiornato sulla salute di questo habitat straordinario.
Le gorgonie del Banco di Santa Croce appartengono alla specie Paramuricea clavata
L’effetto “verde”. Quando vengono fotografate a grande profondità senza luci artificiali o filtri, la colonna d’acqua assorbe le frequenze del rosso e le fa apparire di una tonalità cupa, tra il verde scuro e il marrone (da qui la suggestione del “corallo verde”).
Il colore reale (rosso e giallo). Non appena i sub illuminano la parete rocciosa con i faretti per le riprese e i campionamenti, la gorgonia mostra il suo colore naturale, un rosso porpora intenso (spesso con le punte dei rami viranti al giallo brillante).
Un santuario di biodiversità marina nel cuore del Golfo
La conformazione geomorfologica del Banco di Santa Croce favorisce una straordinaria concentrazione di vita marina. Le pareti rocciose sono ricoperte da estese colonie di gorgonie rosse e gialle, briozoi e coralligeno. E offrono riparo, nutrimento e aree di riproduzione a centinaia di specie ittiche, dai grandi pelagici come ricciole e cernie fino a organismi invertebrati di rara bellezza.
La presenza di correnti sostenute e la particolare limpidezza delle acque rendono questa secca un laboratorio a cielo aperto per lo studio delle dinamiche di resilienza delle specie endemiche di fronte all’aumento delle temperature globali.
La minaccia delle mucillagini bentoniche sui fondali
Accanto alla straordinaria ricchezza biologica, le recenti rilevazioni subacquee hanno evidenziato un campanello d’allarme che sta interessando diverse porzioni della struttura rocciosa.
Nella fascia sud-orientale del banco è stata riscontrata un’anomala proliferazione di mucillagini bentoniche, formazioni gelatinose che tendono a depositarsi sul fondo marino.
Il rischio climatico attuale
Questo fenomeno, accentuato dal riscaldamento delle acque superficiali durante i mesi estivi, rischia di soffocare gli organismi sessili — come spugne e coralli — impedendo il passaggio della luce e lo scambio di ossigeno, con il rischio di degradare la qualità complessiva dell’habitat.
L’obiettivo delle organizzazioni e dei ricercatori è ora quello di estendere il perimetro di protezione rafforzata dell’area, garantendo un monitoraggio costante per preservare questo patrimonio naturale unico.