Terremoto Mps, Lovaglio licenziato: “giusta causa”
Il comando della banca è stato affidato temporaneamente al vice dg Maurizio Bai fino all'assemblea dei soci del 15 aprile
Il Cda di Mps ha deliberato la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con l’ormai ex ad e dg Luigi Lovaglio. La decisione invoca la “giusta causa”, un termine tecnico-giuridico che nel diritto del lavoro indica una rottura talmente grave del vincolo fiduciario da non consentire nemmeno la prosecuzione provvisoria del rapporto.
Il motivo del licenziamento: lo scontro sulla lista
La miccia che ha fatto esplodere il rapporto tra il banchiere e il board (sostenuto dal Mef), la decisione di Lovaglio di scendere in campo in una lista alternativa a quella presentata dal Consiglio uscente per il rinnovo dei vertici.
La candidatura “irrituale”
Lovaglio si è presentato come candidato ad nella lista promossa da Plt Holding, sfidando apertamente la linea del Mef che ha invece indicato Fabrizio Palermo (attuale numero uno di Acea) come nuovo timoniere del Monte.
Il conflitto di interessi
Il Cda ha interpretato questa mossa come un atto di ostilità e una violazione degli obblighi di lealtà, ritenendo incompatibile il ruolo di dg in carica con la guida di una fronda di soci volta a ribaltare la governance attuale.
Il contesto: l’opa su Mediobanca e la privatizzazione
Nei mesi precedenti, Lovaglio l’architetto di una strategia ambiziosa. Sotto la sua guida, Mps aveva lanciato una clamorosa opa ostile su Mediobanca nel 2025, mirando a creare un colosso bancario europeo.
Questa mossa aveva creato attriti fortissimi con i grandi poteri della finanza milanese (Delfin e Caltagirone) e con il governo, preoccupato per la stabilità del sistema.
Mentre Lovaglio premeva per un’identità autonoma e aggressiva di Mps, il Mef spingeva per una cessione rapida delle quote statali e per un’integrazione con un partner “tranquillo” come Bpm.
Cosa accade ora?
Il comando della banca è stato affidato temporaneamente al vice dg Maurizio Bai fino all’assemblea dei soci del 15 aprile.
Quel giorno, i soci saranno chiamati a votare tra la lista “governativa” di Palermo e quella “ribelle” sostenuta da Lovaglio.
Tuttavia, il licenziamento per giusta causa priva Lovaglio di qualsiasi paracadute milionario, aprendo la strada a un maxi-contenzioso legale.
Il mercato ha reagito con forte volatilità, temendo che lo scontro blocchi i piani di remunerazione degli azionisti per il prossimo quinquennio.
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