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Economia

Nuovo testo unico edilizia, si parte: “Non è un condono”

L'obiettivo del governo, la decisione del Cdm. I costruttori applaudono

di Cristiana Flaminio -


Il governo ha preso sul serio l’idea di voler ricostruire l’Italia e ci prova con la delega al nuovo Testo unico per l’edilizia. Passato, ieri pomeriggio, al vaglio del consiglio dei ministri. L’iniziativa, come hanno chiarito fonti del Mit, punta, in cinque articoli, a superare i colli di bottiglia normativi. A mettere pace nel flipper burocratico a cui sono sottoposti costruttori e cittadini, tra permessi, richieste e mille adempimenti. Che, da troppo tempo, caratterizzano la normativa in materia.

Testo unico dell’edilizia: “Non è un condono”

La legge, di per sé, ha già ventiquattro anni. E, nel corso del tempo, è stata oggetto di decine e decine di interventi di modifica. Che hanno finito, come (quasi) sempre accade, per stravolgerne l’impianto, creando sovrapposizioni e disarmonie. Capaci di arrivare dalle mappe catastali fino alle questioni urbanistiche, per arrivare a incidere nel rapporto Stato-Regioni. Ma c’è di più. Perché il Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti ha licenziato una nota proprio per replicare alla valanga di polemiche (politiche) che hanno fatto seguito alla pubblicazione delle bozze. Dal centrosinistra, più prevedibile del tuono dopo il fulmine, son piovute accuse al governo perché penserebbe a presentare un altro condono.

Superare l’impasse e risolvere la crisi abitativa

Come se la parola, in sé, fosse già un reato. Il più grande tabù del dibattito pubblico. Un vulnus, serio. Ma questa è un’altra storia. Per il Mit non ci sarà alcun intervento inteso a sanare gli abusi edilizi del passato. Ma “si avrà finalmente un quadro normativo chiaro, semplice ed efficace, capace di sbloccare il potenziale del settore e favorire gli investimenti”. Insomma, l’obiettivo è di dare a un Paese afflitto dall’emergenza abitativa, dove le abitazioni costano sempre più care e gli affitti, specialmente nelle grandi città, sono fuori portata, la possibilità di tornare a costruire. Per il Pd, però, l’iniziativa del governo rappresenta un assist ai fondi di investimento.

“Un regalo ai fondi immobiliari”

Gli stessi che, da tempo, provano a entrare nell’atipico mercato immobiliare italiano. Epperò la risposta, ai rilievi avanzati dal deputato dem Roberto Morassut, che aveva parlato di “regalo ai fondi immobiliari” e di “delega in bianco per riscrivere le norme urbanistiche nella direzione dell’assoluto interesse privato”, è proprio all’interno della nota del Mit. Che recita: “L’iniziativa, nata dall’ampia consultazione con gli operatori di settore, ha come obiettivo la redazione di un nuovo Codice organico sull’intera materia edilizia che permetterà a molte famiglie l’accesso a una abitazione e il pieno esercizio del diritto di proprietà”. Il governo, insomma, punta a sbloccare i cantieri. In un momento storico che è delicato per l’edilizia.

Superare il modello Superbonus

“Semplificare”, è la parola d’ordine che arriva da Forza Italia. Per una volta d’accordo con la Lega. C’è bisogno di far qualcosa e subito per un comparto a cui servono certezze e fiato. Basti pensare al nodo del caro dei materiali. Che, solo in Molise, rischia di mettere la parola fine, prima del tempo e della conclusione, a lavori per oltre 622 milioni di euro. Il comparto è alle prese con un’emorragia di braccia e teste (servirebbero almeno 271mila tecnici specializzati da qui al 2029 ma non se ne trovano abbastanza). E, soprattutto, è alla ricerca di un modello di sviluppo che superi quello del Superbonus. Che ha dato, sì, molto lavoro alle aziende. Ma che ha finito pure per pesare in maniera importante sulle casse dello Stato (per l’Ocse il debito nel 2027 salirà al 137,7% rispetto al Pil proprio a causa della costosa eredità della misura simbolo dei governi Conte).

Ance e Confedilizia applaudono

L’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, ha accolto l’iniziativa del governo con entusiasmo. “La legge delega sull’edilizia è un importante segnale di attenzione da parte del governo, dopo anni di attesa, su un tema fondamentale per la vita e la crescita delle nostre città”, ha dichiarato la presidente Federica Brancaccio. Che ha aggiunto: “Da tempo sottolineiamo la necessità di aggiornare il quadro di norme per rispondere ai bisogni dei cittadini: dalle periferie ai centri storici occorrono soluzioni per combattere il degrado e fornire servizi efficienti”. Per farlo, ha affermato Brancaccio, occorre “dotarsi di una disciplina organica, chiara e trasparente, che superi la frammentazione che oggi caratterizza la materia e riveda con maggior attenzione i confini dei poteri in capo a Stato e Regioni”. Per l’Ance, inoltre, non si può “negare la necessità di una riforma nella materia edilizia per troppo tempo lasciata nei cassetti”. Anche dalle parti di Confedilizia, l’iniziativa del governo riscuote consensi: “Il varo di un codice dell’edilizia è una novità positiva”, ha spiegato il presidente Giorgio Spaziani Testa. “Vi è la necessità di una razionalizzazione e di una nuova codificazione complessiva, tenuto conto delle numerose modifiche che in più di vent’anni sono intervenute con riferimento al Testo unico dell’edilizia del 2001, caratterizzate da interventi circoscritti a singoli articoli o istituti, senza una visione organica dell’intero complesso normativo”.


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