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Economia

TikTok, l’Ue e i social che “danno dipendenza”

La Commissione diffida il social cinese, Bytedance: "Tutto falso". Ma i giovani europei non stanno benissimo

di Giovanni Vasso -


TikTok dà dipendenza, la Commissione Europea è pronta a stangare il social cinese ma avverte: “Non esiteremo a intraprendere azioni contro le piattaforme americane se sarà necessario”. L’offensiva di Bruxelles parte, come era evidente, proprio dal social di Bytedance. TikTok, per come è costruito e (soprattutto) a causa dell’opzione di scroll infinito, potrebbe far insorgere dipendenza negli utenti. Specialmente nei più piccoli.

TikTok dà dipendenza secondo l’Ue

Una questione di design, di progettazione delle infrastrutture del sito. Che premia i nuovi utenti con video e stimoli nuovi. Che, stando ai rilievi dei funzionari Ue, metterebbero in “modalità pilota automatico” il cervello di chi li utilizza. In pratica, una sorta di effetto conigliera ulteriormente potenziato. Che porta gli utenti a compulsare con fin troppa frequenza la piattaforma. A TikTok, pertanto, vengono imputate diverse violazioni del Dsa, il Digital Services Act, il regolamento sulle grandi reti online. E l’invito è netto: o ci si adegua, correggendo lì dove sono stati rilevati i problemi oppure partirà una multa. E sarà, come sempre nella tradizione europea, un salasso. Vero, perché, come deriva dallo stesso Dsa, sarà commisurato in percentuale all’intero fatturato dell’azienda in Europa.

La difesa di Bytedance: “Tutto falso”

Bytedance, da parte sua, si difende. E lo fa con veemenza. “Le indagini preliminari della Commissione descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento e adotteremo tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a nostra disposizione”, promettono da TikTok. Ma Bruxelles non ha intenzione di fare dietrofront. Perché il tema del disagio dei minori è di quelli da non prendere sottogamba. “La dipendenza dai social media può avere effetti negativi sullo sviluppo mentale di bambini e adolescenti”, ha ammesso, commentando il caso TikTok, Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia della Commissione europea.

La guerra contro Big Tech

Che ha aggiunto: “Il Digital Services Act attribuisce alle piattaforme la responsabilità degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa, applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri bambini e i nostri cittadini online”. E sarebbe quasi ora. La guerra contro lo strapotere di Big Tech è appena iniziata. Almeno a parole e, almeno, nei confronti dei (soliti) cinesi. Che sono nel mirino dell’Ue da diversi anni. Ma il bersaglio, chiaramente, non può essere (solo) il social cinese. “Non ci tiriamo indietro davanti a nulla. Applichiamo la nostra legislazione. Non c’è timidezza né paura”, ha tuonato Thomas Regnier portavoce della Commissione. Bruxelles, di fatto, ha da farsi perdonare un bel po’ di cose sul fronte dei social e più in generale di Big Tech.

Francia e Spagna incalzano, lo scontro con gli Usa

Gli Stati membri, dove il dibattito s’è incardinato già da molto tempo, sembrano molto più avanti della Commissione sui temi della tutela dei minori dai rischi della rete. Francia e Spagna, dove il divieto dei social per i più piccoli è molto più che una semplice proposta, incalzano. “Siamo al loro fianco”, ha detto Regnier invitando però a non fare fughe in avanti: “Ricordiamo anche che è estremamente importante rispettare l’effetto armonizzatore della Dsa, proprio perché l’interesse di questa Commissione è proteggere i 450 milioni di cittadini dell’Ue”. Macron e Sanchez, tra i bersagli principali delle campagne in rete, c’hanno il dente avvelenato coi social. Ma che queste infrastrutture digitali possano dare dipendenza è tema di cui, con colpevolissimo ritardo, s’è iniziato a ragionare pure davanti ai tribunali americani.

Il 24% dei ragazzi Ue presenta sintomi depressivi

E se ciò avviene negli Usa, dove Big Tech è praticamente intoccabile, vuol dire che qualcosa sotto potrebbe esserci. Fino a che punto può essere un caso se, nell’era dei social, il 24% dei giovani di età inferiore ai 25 anni nell’Unione europea presenta sintomi depressivi? Del tema, ieri, si è discusso a Casa Angelini a Roma in una tavola rotonda che ha coinvolto, oltre ai padroni di casa di Angelini Pharma, pure la Fondazione Il Cortile dei Gentili, ente caro al Cardinale Gianfranco Ravasi. I dati snocciolati ricollegano (anche, non esclusivamente) i problemi di salute mentale dei più giovani all’uso spesso distorto e dismorfico dei social e delle piattaforme digitali. Va da sé, però, che la prima linea dello scontro è politica. L’Ue sa che gli Usa di Trump non cederanno mai di un millimetro sulle aziende digitali. Bruxelles, però, vuole dare un segnale a Washington. In mezzo al braccio di ferro della dipendenza e e delle regole social ci finisce, per adesso, TikTok. Chissà chi sarà il prossimo. E se ci sarà.


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