Tottenham chiama Tudor: dal tracollo Juve alla Premier, l’ultimo ballo del ribelle del calcio
il tecnico croato a Londra fino a giugno per rilanciare gli Spurs
È ufficiale: dopo il tracollo in casa Juve Igor Tudor riparte dalla Premier League con il Tottenham. Dopo l’esonero alla Juventus nell’ottobre scorso — culminato in una serie di otto partite senza vittorie che ha segnato il punto più basso del suo percorso in Italia — il tecnico croato ha accettato l’incarico di allenatore ad interim del Tottenham Hotspur fino alla fine della stagione.
Gli Spurs, in difficoltà e appena fuori dalla zona retrocessione, sperano che Tudor possa ridare fiato al Tottenham in crisi dopo aver lasciato la Juve. Ma la sua storia come allenatore è un mosaico di alti e bassi che solleva più domande che certezze.
Un passo oltre la Serie A: la chiamata della Premier
Il Tottenham ha ufficializzato l’arrivo del tecnico croato come interim manager fino a giugno dopo l’esonero di Thomas Frank a causa dei risultati deludenti in Premier League. Il club londinese, a soli cinque punti dalla zona retrocessione. Si è mosso con rapidità per chiudere l’accordo, preferendo Tudor ad altri nomi circolati, tra cui Mauricio Pochettino e Marco Rose. Avrà il difficile compito di stabilizzare una squadra che al momento non ha ancora trovato continuità in stagione.
È la prima esperienza manageriale di Tudor nel massimo campionato inglese, ma non la prima chiamata in un momento di difficoltà per un club importante. La scelta di affidare a lui una squadra in crisi di risultati riflette la percezione — sia in Premier che all’estero — di un tecnico dal carattere forte, pronto a lavorare intensamente con la squadra e a imporre un’identità difensiva, spesso con un assetto a tre centrali.
Dalla Juventus alla Premier: il tracollo italiano
La parentesi più recente e controversa di Tudor, prima di questa “sorpresa Tottenham”, è stata quasi certamente quella alla Juve. Sbarcato a Torino nella primavera dell’anno scorso con l’obiettivo di guidare i bianconeri verso posizioni di vertice in Serie A e nelle coppe europee, il suo ciclo si è trasformato rapidamente in un periodo complicato. Dopo un avvio promettente, la squadra ha inanellato una serie di otto partite senza vittorie tra tutte le competizioni, includendo tre sconfitte consecutive e una prolungata incapacità di segnare. La dirigenza ha deciso di sollevare Tudor dall’incarico ad ottobre, con i bianconeri stabilmente attorno all’ottavo posto in campionato.
Il suo esonero è arrivato nonostante il contratto fosse programmato fino al 2027 e dopo una prima fase in cui la squadra aveva anche conquistato risultati positivi, compresa la qualificazione alla Champions League nella stagione precedente. Per alcuni, la gestione Tudor alla Juve è stata letta come un esempio di incapacità di consolidare un progetto tecnico su un lungo periodo, nonostante le qualità tattiche e l’esperienza da giocatore.
Il percorso incerto di un tecnico “globetrotter”
Igor Tudor non è un debuttante. Da calciatore ha vestito la maglia della Juventus per nove stagioni, vincendo due scudetti e disputando una finale di Champions League nel 2003, mentre con la Croatia national football team ha collezionato 55 presenze.
La sua carriera da allenatore, un continuo alternarsi di esperienze brevi e movimenti frequenti tra club europei. Dopo l’avvio alla Hajduk Split in Croazia, Tudor ha guidato l’Olympiacos, il Galatasaray, l’Olympique Marseille, Lazio e Udinese, spesso con gerarchie e pressioni diverse.
In molti di questi casi, rapporti con la proprietà e risultati altalenanti, portandolo raramente a rimanere più di una stagione, e spesso meno di 50 partite complessive in panchina per club ante‑Inghilterra.
Questa tendenza alle panchine brevi ha acceso critiche e dubbi tra gli addetti ai lavori. Tudor è percepito come un tecnico capace di portare entusiasmo e disciplina ma difficilmente in grado di costruire progetti duraturi. La scelta del Tottenham, quindi, non un’investitura di fiducia a lungo termine, ma piuttosto un esperimento — un tecnico “a tempo” per arginare una crisi immediata.
Il raffronto con l’Italia: talento, temperamento e fragilità
In Italia, Tudor ha affrontato la pressione tipica delle grandi piazze. Alla Lazio fu chiamato a traghettare la squadra in una fase di transizione e ottenne risultati positivi nel breve periodo, consolidando un gioco aggressivo e compatto. Alla Juve ha invece vissuto la sua prova più difficile, con la pressione mediatica e il confronto con la storia del club che si sono combinati con un trend di risultati negativo.
In entrambi i casi, una costante. Tudor tende ad avere problemi di continuità, sia tattica che nei rapporti interni, quando il calendario stringe e le avversità si accumulano.
In questo senso, il suo approdo al Tottenham può essere visto come un dualismo tra rischio e opportunità: se riuscisse a stabilizzare una squadra in difficoltà, potrebbe rilanciare la propria reputazione in uno dei campionati più competitivi del mondo; se fallisse, confermerebbe quell’immagine di tecnico brillante ma fragile nei momenti decisivi.
Una nuova chance o l’ultimo treno?
Il Tottenham ha deciso di affidarsi a Tudor fino a giugno, mantenendo aperta la porta per un possibile ritorno di Mauricio Pochettino o per altri nomi nella prossima stagione. La missione del croato sarà chiara: evitare la retrocessione e restituire fiducia a una squadra ferita. Il suo primo banco di prova sarà il North London Derby contro l’Arsenal FC, un match carico di tensione e aspettative.
La storia di Tudor è al crocevia: un tecnico che ha saputo farsi notare per carisma e personalità, ma che non ha mai davvero conquistato una stabilità duratura. La Premier potrebbe essere la sua occasione per ribaltare quel copione, oppure la conferma che, nel calcio moderno, il progetto conta più del temperamento.
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