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Cronaca

Tragedia di Crans-Montana: ritardi ed errori della procura di Sion

di Giuseppe Ariola -


La precisione e la rigorosità della Svizzera appaiono giorno dopo giorno sempre più come un mito. Almeno per quanto riguarda la gestione giudiziaria della tragedia di Capodanno a Crans-Montana. A quasi un mese dall’incendio scoppiato presso il bar adibito illegalmente a discoteca, Le Constellation, le indagini della procura di Sion procedono con un ritardo incomprensibile. Ma anche con contraddizioni evidenti e decisioni che rischiano di compromettere in modo irreversibile l’accertamento della verità. Altro che efficienza. Fin dalle prime ore successive a quel rogo che ha spezzato vite e distrutto famiglie, l’inchiesta ha mostrato falle preoccupanti. A partire da come è stata da subito gestita la posizione dei proprietari del locale. I coniugi Moretti. Figure sulle quali aleggiano non pochi sospetti anche in relazione a diverse loro attività del passato, sono stati ascoltati dalla procura con colpevole ritardo.

I ritardi nelle indagini

Oggi i due sono entrambi indagati. Lui è ai domiciliari dietro il pagamento della cauzione. Lei è destinataria del divieto di lasciare la Svizzera e dell’obbligo di firma. Eppure, condividono la stessa abitazione. Si trovano insieme nella loro casa. Dove hanno la possibilità di concordare punto su punto la versione da fornire agli inquirenti. Contemporaneamente si sono accumulate versioni discordanti sui controlli di sicurezza e sulle autorizzazioni del locale. Ovviamente, senza che la procura desse segnali di una linea investigativa chiara e determinata. E se è vero che al peggio non c’è mai fine, particolarmente grave appare la tempistica con cui si sono accesi i riflettori sui due nuovi indagati. Il vecchio e l’attuale responsabile comunale per la sicurezza pubblica. I loro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati solo a distanza di quattro settimane dalla tragedia che ha causato 40 morti e 116 feriti, sebbene la mancanza dei controlli presso il locale è stato tra i primi elementi a emergere. Anche in questo caso si è concesso inevitabilmente spazio ad aggiustamenti di memoria, contatti incrociati e a eventuali tentativi di inquinamento delle prove. È chiaro che un simile contesto investigativo alimenti dubbi, perplessità, la rabbia dei parenti delle vittime e i toni non teneri del governo italiano che pretende sia fatta giustizia.

I legittimi dubbi sull’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana

Posizioni che però in Svizzera destano addirittura stupore, quando in realtà l’unica meraviglia giustificata è quella di chi si domanda cosa diamine stia facendo la procura di Sion. Tra ritardi e macroscopici errori. E non vorremmo che la proposta di un’indagine congiunta tra Svizzera e Italia sia destinata a rimanere lettera morta in virtù della tipica presunzione di chi è abituato a campare di rendita per l’immagine che ha sempre dato di sé. Ma che si sta dimostrando assolutamente non all’altezza nel gestire la situazione. Perché una cosa è certa. Continuando di questo passo la ricerca della verità e delle responsabilità di quanto accaduto rischia di infrangersi contro un muro di opacità la cui natura colposa o dolosa non è ancora chiara. Certamente è inaccettabile.


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