Tribunali o sezioni di partito? Lo scandalo dei manifesti Anm a Reggio Calabria
Di fronte all'affissione di gigantografie propagandistiche nei palazzi di giustizia, esplode il caso politico. Maurizio Gasparri appella il Presidente Mattarella: "Condotta scandalosa, intervenga il CSM"
Il confine tra magistratura e attivismo politico non è mai apparso così sottile, o meglio, così palesemente valicato: le immagini che giungono in queste ore dal Tribunale di Reggio Calabria hanno dell’incredibile: sei pannelli di due metri per due, veri e propri totem di propaganda elettorale per il “No” al prossimo referendum, campeggiano nei corridoi dove dovrebbe regnare l’imparzialità più assoluta.
A Reggio Calabria il tempio dell’imparzialità violato
I tribunali sono, per definizione, i templi della legge. Il cittadino che vi entra deve avere la certezza di trovarsi di fronte a un potere terzo, neutro, privo di bandiere. Vedere l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) trasformare questi spazi in una sede di comitato elettorale non è solo una caduta di stile, ma un attacco frontale alla credibilità dell’intero ordine giudiziario.
Il “fronte del No” sembra aver scelto la strategia dell’occupazione fisica dei luoghi istituzionali, toccando ogni giorno un punto più basso nella scala del rispetto istituzionale.
L’affondo di Maurizio Gasparri: “È il carnevale di Rio”
Sulla vicenda è intervenuto con durezza Maurizio Gasparri, che ha descritto la situazione come una deriva inaccettabile. Non si tratta solo dei manifesti a Reggio Calabria, ma di una gestione dell’Associazione Magistrati che ricalca in tutto e per tutto quella di una forza politica privata. “Leggiamo esterrefatti di cene con sottoscrizione promosse con la propria sigla dall’ANM. Come se si trattasse di un partito e non dell’associazione che raggruppa coloro che dispongono della libertà e della reputazione dei cittadini”.
Gasparri punta il dito contro un doppio standard insostenibile. Se un esponente politico provasse a fare volantinaggio o propaganda dentro un tribunale, verrebbe immediatamente allontanato dalle forze dell’ordine. Perché ai magistrati è concesso abusare del proprio ruolo e dei luoghi pubblici per fini di parte?
L’appello al Colle: “Presidente Mattarella, intervenga”
La gravità dell’episodio ha spinto Gasparri a rivolgersi direttamente al Quirinale. Il richiamo alla “sobrietà” e al “senso di responsabilità” più volte invocato dal Presidente Sergio Mattarella sembra essere stato totalmente ignorato da una parte della magistratura. “Presidente Mattarella, questi atteggiamenti dei magistrati dentro i tribunali sono gravi e intollerabili,” incalza Gasparri, chiedendo un intervento deciso del Capo dello Stato nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Senza un segnale forte, il rischio è che la fiducia dei cittadini nella giustizia — già ai minimi storici — crolli definitivamente.
Tra polistirolo e credibilità al sangue
Insomma, a Reggio Calabria l’Associazione Nazionale Magistrati ha finalmente gettato la maschera, o forse ha solo deciso che la toga dona moltissimo anche in versione “hostess da gazebo”. Vedere quei sei pannelli giganti svettare nei corridoi del Tribunale, tra una notifica e una sentenza, fa un certo effetto. Pare quasi di stare a una festa dell’Unità, ma con meno umiltà e molta più presunzione di impunità.
Certo, fa sorridere – di un sorriso amaro, s’intende – che proprio nel distretto che detiene il triste primato dei risarcimenti per ingiusta detenzione, le toghe locali trovino il tempo e lo spazio per allestire una mostra mercato del “No”. Evidentemente, tra un errore giudiziario e l’altro, avanzava del polistirolo.
Viene quasi da suggerire un ultimo tocco di classe per le prossime cene con sottoscrizione: invece del solito risotto, servite direttamente la credibilità della magistratura. È un piatto che ormai va per la maggiore: è leggerissimo, perché non ne è rimasta che una traccia infinitesimale.
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