Trump accelera sull’accordo con l’Iran, Vance gela Netanyahu: “Sul Libano serve frenare”
Il premier israeliano tenta di rivendere come vittoria una campagna che non ha abbattuto né Hezbollah né il regime di Teheran
Donald Trump vuole chiudere la partita con l’Iran prima di venerdì. È stato il vicepresidente JD Vance a confermare che il presidente potrebbe rendere pubblico il memorandum d’intesa con Teheran già nelle prossime ore, dopo che lo stesso tycoon, dal G7 in Francia, aveva annunciato con enfasi che “l’accordo è firmato”. A siglarlo, spiegano fonti statunitensi, sono stati Trump, Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
Vance fornisce dettagli e condizioni dell’accordo con l’Iran
Il documento, descritto dal numero due statunitense come “una pagina e mezza, molto generico”, prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz già venerdì e l’avvio immediato dei colloqui tecnici sul programma nucleare iraniano. Ogni alleggerimento delle sanzioni, però, sarà condizionato al rispetto degli impegni da parte degli iraniani. E Vance, intervistato da Fox News, ha voluto chiarire che il capo della Casa Bianca non esiterebbe a riprendere gli attacchi militari se la Repubblica islamica dovesse violare le condizioni stabilite.
Il vicepresidente ha anche sottolineato la diffidenza dei Paesi del Golfo verso la leadership iraniana, pur riconoscendo che vedono nell’accordo “una reale opportunità”. Una linea prudente, ma orientata alla stabilizzazione, che stride con l’umore di Tel Aviv.
Animi tesi in Israele
Secondo Canale 13, la fumata bianca ha colto di sorpresa i vertici israeliani, convinti che i negoziati sarebbero naufragati. Un alto funzionario l’ha definita “terribile per noi”. La tensione è esplosa in una telefonata tra Netanyahu e Vance: il vicepresidente americano avrebbe chiesto una riduzione della presenza delle Idf nel sud del Libano, richiesta respinta dal premier. “L’Idf non si ritirerà”, hanno fatto sapere da ambienti governativi, “ma ogni azione sarà ora sottoposta a un esame approfondito”.
La frattura politica non è di poco conto. Mentre gli Usa puntano a disinnescare il fronte libanese per consolidare l’accordo con l’Iran, Netanyahu insiste con una linea militare molto aggressiva, temendo che un allentamento della pressione su Hezbollah possa rafforzare l’asse sciita.
Benjamin Netanyahu è in difficoltà
Il premier israeliano, incalzato da più parti, ha provato a rivendicare il successo della campagna congiunta con gli Stati Uniti contro la Repubblica islamica. In conferenza stampa ha sostenuto che “non è andata affatto male”, pur ammettendo che il regime di Teheran è ancora in piedi. Ha parlato di “danni enormi” alle infrastrutture iraniane e di “crepe nel regime”, ma senza poter indicare alcun risultato strategico decisivo. La sua stessa ammissione – “non posso dirvi quando cadrà questo regime” – smentisce la narrativa trionfalistica che sta tentando di costruire. Le sue dichiarazioni sul presunto indebolimento irreversibile del principale avversario dello Stato ebraico nell’area, sembrano più un esercizio di auto-giustificazione che una lettura realistica degli equilibri regionali.
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