Trump boccia Reza Pahlavi: “Non so se Iran lo accetterebbe”
La denuncia del segretario Usa al Commercio: "Ayatollah mandano soldi all'estero, li troveremo"
Cala il sipario, forse definitivamente, sulla “candidatura” di Reza Pahlavi a nuova guida per un possibile regime change in Iran. Donald Trump, un po’ come già fatto in Venezuela quando ha frustrato le ambizioni del premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado, ha affermato di non credere troppo alla possibilità di un ritorno sul trono del figlio dell’ultimo Scià di Persia. Anche questa volta a bloccare l’ascesa di chi si proponeva come guida sarebbe il mancato consenso popolare.
“Reza Pahlavi? Simpatico ma…”
Donald Trump ha messo in naftalina l’autocandidatura del figlio dello Scià. “Lui è simpatico e molto gentile, ma non so come si comporterebbe nel suo Paese e non so se il suo Paese accetterebbe la sua leadership”, ha affermato. Quindi ha aggiunto: “A me andrebbe bene se fosse accettato”, precisando però che “non siamo ancora arrivati a questo punto”. Insomma, tutto è fin troppo prematuro. E chissà se effettivamente il ritorno dello Scià, rovesciato a suo tempo dalla rivoluzione islamica di Khomeini, potrà essere davvero ritenuta una via perseguibile in caso di regime change a Teheran.
“Gli ayatollah mandano soldi all’estero”
Il Segretario Usa al Commercio Scott Bessent ha però riferito che gli ayatollah stanno iniziando (o continuando) a mandare soldi all’estero. Lasciando intendere che il regime, o quantomeno i suoi dirigenti, avrebbero in animo di attuare una exit strategy. Che, per Bessent, starebbero portando “decine di milioni di dollari” fuori dal Paese. Il giudizio è lapidario: “Stiamo vedendo i topi in fuga dalla nave e stiamo rintracciando questi beni: non saranno in grado di tenerseli”. Insomma, se i capi del regime teocratico fuggono, non c’è (ancora) posto per Reza Pahlavi.
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