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Esteri

L’Europa paga il conto di una guerra persa

di Alessandro Scipioni -


Mentre l’Europa versa miliardi in aiuti a Kiev, la verità sul campo e sullo scenario internazionale è chiarissima. L’Ucraina non può vincere e l’Europa non può dissanguarsi ancora.

Donald Trump ha affermato che l’Ucraina potrebbe ancora vincere, ma non pensa che ci riuscirà; un modo soft per dire che pensa che oggi ha perso. Netto Salvini: “Qualcuno può credere che l’Ucraina vincerà sul campo vista la sproporzione di forze?”. Guido Crosetto ha più volte detto chiaramente che l’Ucraina non può vincere.

Dal punto di vista di Kiev, vittoria significa solo resistere, non riconquistare territori contro una Russia con economia di guerra, con risorse superiori e un arsenale nucleare che rende qualsiasi umiliazione di Putin un rischio esistenziale.

L’episodio del 5 aprile 2026 lo conferma. La Serbia ha scoperto due zaini con esplosivi di potenza devastante vicino al gasdotto Balkan Stream, estensione del TurkStream, a Kanjiza.

Viktor Orbán ha convocato d’urgenza il Consiglio di Difesa e posto sotto protezione militare l’intero tratto ungherese. Budapest parla di apertamente di fallito attentato terroristico ed inserisce la vicenda nel contesto di una serie di atti contro infrastrutture energetiche russe.

Il gas continua a fluire, ma la tensione è altissima, soprattutto alla vigilia delle elezioni ungheresi.

Ennesima riprova della della complessa fragilità ed irrilevanza europea.

Ed ora si è aggiunto un fattore decisivo a complicare le cose per Kiev.

Gli Stati Uniti, pilastro portante della NATO, sono assorbiti nella guerra contro l’Iran.

L’operazione “Epic Fury” concentra risorse, munizioni ed attenzione americana su missili, infrastrutture nucleari e capacità iraniane. Il Pentagono dirotta la propria deterrenza in Medio Oriente.

L’Europa, già fiaccata dopo anni di sostegno al fronte ucraino, si ritrova sola a sostenere il grosso degli aiuti mentre i prezzi energetici rischiano nuove impennare.

I segni di war fatigue sono ormai palesi. Bilanci pubblici sotto pressione, opinione pubblica sempre più ostile, governi che bloccano nuovi aiuti. L’Ucraina rischia di restare senza fondi per le forze armate nei prossimi mesi. E comunque le forze di cui dispone il paese sono allo stremo.

Continuare senza prospettive di vittoria realistica significa prolungare un’agonia per Kiev e un salasso finanziario e politico che l’Europa non può sostenere.

Le migliaia di testate nucleari di cui dispone rendono impossibile sconfigge Putin convenzionalmente. E l’idea di un collasso interno del sistema paese che porti a destituirlo, è puramente utopico vista la solidità nazionale e culturale della Russia.

Nelle attuali condizioni per l’Occidente è preferibile un negoziato imperfetto oggi che un’escalation o continuare a perdere l’opportunità di accedere alle fonti energetiche russe, continuando a sfibrare la resistenza delle opinioni pubbliche dei paesi dell’Unione.

L’Europa deve affidarsi alla realpolitik, non può dissanguarsi per una guerra già perduta. È tempo di abbandonare l’utopica retorica retorica della vittoria e concludere una pace realistica che salvaguardi la sicurezza del continente. Sarebbe anche il modo per Ucraina di evitare la disfatta totale.

Essere realisti non significa essere deboli. Significa semplicemente anteporre a tutto l’interesse dei nostri paesi e l’interesse comune dei Popoli Europei.

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