L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Lagarde, ascolta Panetta “Sui tassi non facciamo come nel 2022”

Fu un errore allora, sarebbe un dramma adesso. Davvero Lagarde vuole essere ricordata come chi distrusse l'economia europea?

di Cristiana Flaminio -


Panetta, i tassi e la Bce. Ovvero: sbagliare è umano, per carità. Il problema è che perseverare è diabolico. Fu un errore, quattro anni fa, imporre all’Europa in preda a una crisi energetica la cura drastica dei tassi alti manco si trattasse di una crisi inflazionistica di sistema, come quella che da anni ghermisce gli Stati Uniti. Sarebbe una tragedia, oggi, replicare lo stesso identico “rimedio” adesso che le condizioni e gli scenari economici del Vecchio Continente sono del tutto differenti. Non si esce indenni da un paio di guerre (che ancora non ne vogliono sapere di concludersi) né dalla rottura del modello globalizzato su cui, per decenni, aveva investito Bruxelles. Tutto cambia, tranne la furia dei tedeschi.

Panetta e l’appello sui tassi

I Savonarola dei tassi alti ci credono e, capitanati dalla solita Isabelle Schnabel, suonano la grancassa. “Potrebbe essere meglio battere il ferro finché è ancora caldo”, ha affermato sognando che già alla prossima riunione, il 23 luglio, l’Eurotower possa procedere al secondo aumento dei tassi di interesse. In attesa dell’incontro calendarizzato per il 10 settembre, dove i falchi giocano in casa: alla Bundesbank. Ma c’è qualcuno che alza la voce. È il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Che ha chiesto ai colleghi banchieri centrali di andarci molto cauti. La Bce, ha detto Panetta all’Escb research network di Roma, “non deve né liquidare lo shock come temporaneo né reagire come se l’economia fosse nella stessa situazione di quattro anni fa”.

I fatti non si adeguano, i piani sì

E ha aggiunto: “In questo contesto fluido, le banche centrali devono continuare a migliorare il modo in cui interpretano gli shock, valutano la trasmissione e prendono decisioni in condizioni di incertezza. La politica monetaria deve adattarsi a un’economia in cambiamento”. Facile, no? No, se ci si rivolge a quei testoni di Francoforte. “Economisti e non economisti dovranno lavorare insieme per comprendere un futuro che rimane incerto, ma che si sta avvicinando rapidamente. Come banchieri centrali, giocare la partita di lungo periodo significa mantenere saldamente in vista il nostro mandato, adattando al contempo la nostra analisi al mondo nel quale tale mandato deve essere realizzato”. Ecco, il mandato, ossia i programmi, debbono adattarsi alla realtà. E non viceversa come pretendono all’Eurotower.

Davvero vuole essere ricordata così?

Non sarà facile, però, convincere i sacerdoti del rigore a venire a più miti consigli. Eppure, da ogni parte la si guardi, la crisi che vive l’Europa è drammatica. E, probabilmente, servirebbe una classe dirigente più creativa, capace di guardare anche fuori dalla finestra dei suoi uffici. Lagarde, intanto, è in partenza. Forse si dimetterà prima, per partecipare alle presidenziali francesi. Lei è pur sempre una politica. Davvero, di sé, vuol lasciare il ricordo della Civetta (ipsa dixit) che, prigioniera dei falchi, azzoppò definitivamente la vecchia Europa e la sua produttività?

TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA


Torna alle notizie in home