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Cronaca

Un intero ospedale di Napoli nelle mani della camorra

Il clan Contini era diventato il "padrone" del San Giovanni Bosco

di Dave Hill Cirio -

Carabinieri e Guardia di finanza all'esterno dell'Ospedale Don Bosco di Napoli


A Napoli, un ospedale trasformato in centro di interessi criminali della camorra. Questo, il quadro che emerge dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sulle infiltrazioni del clan Contini nel San Giovanni Bosco. I provvedimenti cautelari eseguiti ieri ricostruiscono un sistema radicato, sviluppato in particolare nel 2020, che avrebbe consentito al clan di controllare servizi e favori sanitari nel nosocomio.

Le mani della camorra su un intero ospedale

La vicenda restituisce un fermo immagine che definisce l’appetito della camorra napoletana nei confronti di una struttura pubblica, arrivando anche a minacciare il vertice dell’Asl cui il San Giovanni Bosco fa capo. Infatti, nell’ordinanza con la quale la gip di Napoli Ivana Salvatore ha disposto gli arresti si fa riferimento anche alle pressioni criminali subite da Ciro Verdoliva, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro.

Al centro dell’indagine, il clan Contini, storico gruppo della camorra napoletana e componente dell’Alleanza di Secondigliano. Gli atti giudiziari fanno riferimento a condotte concentrate soprattutto nel 2020, nel periodo in cui l’influenza del clan sull’ospedale avrebbe assunto una forma stabile e organizzata. La gip, alla fine, ha disposto misure cautelari nei confronti di quattro persone. Tre presunti affiliati al clan hanno ricevuto la notifica dei provvedimenti in carcere dove già si trovano. Un avvocato è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo l’accusa, avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra il gruppo criminale e gli ambienti esterni, gestendo rapporti e interessi economici. Gli inquirenti parlano di “consulenze finalizzate al mantenimento e all’incremento delle ricchezze accumulate dal clan e contribuito alla realizzazione delle truffe assicurative”. I proventi del “sistema” finivano nell’acquisto di immobili, autovetture e quadri d’autore.

Bar, ambulanze, certificati medici ecc: il sistema criminale di controllo

Uno dei filoni più delicati, la gestione di attività economiche dentro l’ospedale. Gli inquirenti contestano il controllo di bar, bouvette e distributori automatici senza regolari concessioni e senza il pagamento dei canoni dovuti all’Asl. Per questo, sarebbero stati utilizzati anche allacci abusivi alle utenze elettriche della struttura. Tutte azioni utili a garantire introiti costanti e una presenza stabile del clan all’interno del presidio sanitario.

Poi, le attestazioni false e i favori sanitari. Le carte parlano di certificazioni mediche redatte su ordine del clan e di ricoveri fuori dalle procedure ordinarie. In alcuni casi, i documenti sanitari sarebbero stati funzionali a ottenere benefici giudiziari o a supportare richieste legate ai detenuti. Un sistema di complicità che avrebbe coinvolto professionisti sanitari e figure esterne. Tra le accuse, anche truffe assicurative costruite su sinistri simulati e perizie mendaci.

Un ulteriore aspetto riguarda il trasporto di salme con le ambulanze, in violazione delle regole che riservano tali servizi alle imprese funebri autorizzate. Ciò, “grazie alla complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte operanti all’interno dell’ospedale”.

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