Vajont, la nuova centralina idroelettrica riapre un fronte inatteso tra memoria e sviluppo
La proposta di realizzare una nuova centralina idroelettrica ai piedi della diga, in un’area che porta ancora impressi i segni della tragedia del 1963,
La diga del Vajont torna al centro del dibattito pubblico con un progetto che, pur di dimensioni contenute, ha riacceso sensibilità profonde. La proposta di realizzare una nuova centralina idroelettrica ai piedi della diga, in un’area che porta ancora impressi i segni della tragedia del 1963, sta dividendo istituzioni e comunità locali. L’impianto, presentato da un operatore privato, punta a sfruttare le acque del lago residuo C attraverso due turbine Pelton, per una potenza complessiva di 1,8 MW.
Un impianto “invisibile” che promette energia pulita
Il progetto prevede una centrale interamente ricavata in caverna, senza edifici esterni e con un impatto paesaggistico dichiarato minimo. L’acqua verrebbe convogliata dalla galleria di scarico e reimmessa nel sistema senza modificare il regime idrico della valle. La produzione stimata supera i 13 mila MWh annui, un contributo non enorme ma comunque significativo nel quadro delle rinnovabili regionali. L’investimento, valutato in circa 12 milioni di euro, viene presentato come un intervento tecnologicamente avanzato e compatibile con l’ambiente circostante.
Un territorio che chiede rispetto e ascolto
La reazione istituzionale, però, non è stata uniforme. La Provincia di Belluno ha espresso una posizione nettamente contraria, sottolineando come l’area del Vajont rappresenti un luogo di memoria nazionale, dove ogni intervento deve essere valutato con estrema cautela. Molti amministratori locali temono che una nuova infrastruttura, anche se sotterranea, possa essere percepita come una forzatura simbolica in un contesto che richiede sensibilità e prudenza. Il tema non riguarda solo l’impatto ambientale, ma anche il significato culturale e storico di un territorio che continua a interrogare il Paese.
Tra energia e memoria: una scelta complessa
La discussione si muove su un crinale delicato, da un lato la necessità di incrementare la produzione da fonti rinnovabili, dall’altro la consapevolezza che il Vajont non è un luogo come gli altri. La valutazione ambientale è appena iniziata, ma il confronto pubblico è già intenso. Sarà decisivo capire se l’equilibrio tra sostenibilità energetica, sicurezza idrogeologica e rispetto della memoria collettiva potrà essere raggiunto senza lacerazioni.
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