L’errore green dietro il venerdì nero di Stellantis
Perdite fino a 21 miliardi per l'elettrico, Filosa: "Ora riportiamo al centro i clienti"
A volte si usano delle iperboli. Ma quello di ieri, per Stellantis, è stato davvero un venerdì nero. Anzi, nerissimo. È successo che, già in mattinata, è trapelata la notizia più ferale, in assoluto, per i mercati. Quest’anno niente dividendi per nessuno. Sarà un 2026 in bianco. Perché c’è stato un errore di prospettiva che costa, oggi, al colosso italofrancese dell’automotive perdite fino a 21 miliardi di euro. Uno choc.
Il venerdì nero di Stellantis
Anzi, un elettro-choc. Dal momento che è tutta colpa delle strategie dell’elettrico. Che non tira. E che costringe l’azienda a fare, precipitosamente, dietrofront. Bisognerà rimodulare tutto. Strategie di produzione e vendita. Modelli da mettere sul mercato. Perché, alla fine, come insegna quel vecchio proverbio, ad avere sempre ragione è solo ed esclusivamente il cliente. Il Ceo Antonio Filosa s’è sbracciato, per tutta la giornata, per tentare di rasserenare mercati e investitori. Ha parlato di “una ristrutturazione decisiva per la crescita futura” che prevede “la ristrutturazione della nostra struttura organizzativa, ma anche la ristrutturazione della nostra relazione con gli stakeholder”.
L’errore green
Alla base di tutto c’è un errore. Esiziale. Le perdite, stimate tra i 19 e i 22 miliardi di euro “riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture”. Non ditelo a Ursula von der Leyen, che è rimasta l’unica nel mondo (insieme ai cinesi che però ne hanno ben donde) a ritenere che l’elettrico sia il futuro dell’auto. E che debba esserlo per forza. I clienti non dicono questo, i mercati pure. Le azioni di Stellantis, ieri a Milano, non hanno fatto il prezzo e il venerdì è stato davvero nero dato che sono arrivate a cedere quasi il 30% del loro valore. Meno male che la settimana è finita. Altrimenti chissà che sarebbe potuto succedere ancora.
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