Via all’assemblea Mps, Delfin e Bper incoronano Lovaglio
L'ex ad ha vinto la disfida di Rocca Salimbeni, la geografia del voto
È già iniziata l’attesissima assemblea dei soci di Mps. Presente il 64,1% del capitale sociale. Se stessimo parlando d’altro, ci sarebbe da sottolineare “un’affluenza” importante all’appuntamento decisivo. Che deciderà quale sarà la governance a Rocca Salimbeni per i prossimi tre anni. Se la lista del Cda vincerà oppure se cambierà tutto con la conferma dell’uscente amministratore delegato, Luigi Lovaglio, che s’è messo alla testa di una lista che ambisce a rivoluzionare gli assetti e gli equilibri deluso, evidentemente, dal fatto di non essere stato confermato.
Assemblea Mps: gli schieramenti
Negli ultimi giorni Luigi Lovaglio ha rosicchiato consensi alla lista Cda e a Fabrizio Palermo. Oltre al fondo sovrano norvegese di Norges, pure Blackrock ha affermato che sosterrà la corsa di Plt Holding che propone proprio la conferma dell’ad uscente alla guida dell’istituto di credo. Gli americani di Vanguard, con il 3%, sarebbero favorevoli a Palermo. Considerato che il patto Cda punta a raggiungere il 30% dei consensi e almeno dodici consiglieri, diventa centrale e decisivo il ruolo che giocherà Delfin. Che s’è schierata con tutto il capitale in campo e non ha sciolto le riserve. Milleri, è chiaro, sarà l’ago della bilancia della partita. Il Mef, invece, si asterrà dalla contesa.
“Non so come finirà”
Il presidente Nicola Maione ha tenuto il suo intervento all’assemblea soci di Mps sottolineando l’impegno del gruppo dirigente: “Abbiamo fatto un percorso enorme di sacrifici, con giornate di gioie e dolori, e siamo diventati una banca fra le migliori del panorama italiano e competitiva”. E quindi ha concluso: “Io non so come andrà a finire questa assemblea, però io e tutto il cda siamo qui, ci mettiamo la faccia, siamo convinti di quello che facciamo, ma sono sicuro senza timore di smentita che in questi anni ho dato tutto quello che potevo per la banca e lo farò sempre. Perché sono e sarò sempre il primo sostenitore della banca più antica e straordinaria al mondo, indipendentemente dalle posizioni che occuperò”.
La Fondazione si asterrà
Non solo il Mef. Pure la Fondazione Mps ha annunciato che si asterrà nel voto in assemblea. Dal punto di vista delle quote, balla circa lo 0,2 per cento del capitale. Ma il tema posto dal presidente Carlo Rossi è importante: “Oggi il cda uscente dice che il consolidamento delle strategie percorse abbia bisogno di discontinuità. Francamente non abbiamo sufficienti elementi per esprimere un giudizio compiuto”, ha spiegato nel suo intervento. “«”Abbiamo tuttavia una priorità: che tali scelte non sottintendano un cambio di impostazione strategica che magari valorizzi solo azioni e prospettive legate a strategie finanziarie di ridefinizione e riposizionamento della banca nel panorama finanziario italiano. Un tale impostazione non ci sembrerebbe coerente col percorso fatto fin qui e – più ancora – con la storia e la vocazione di Mps e potrebbe risultare una prospettiva rischiosa e di corto respiro”.
Applausi al socio che “contesta” Maione
L’assemblea Mps inizia a dare segnali. L’intervento di un piccolo socio, Giuseppe Bivona, “inchioda” il presidente Nicola Maione: “Ha ringraziato tutti, perché non Lovaglio?”. Bivona, però, non è un fan dell’ad uscente: “Qualcosa pover’uomo avrà anche fatto? E lo dico io che non sono un estimatore, che l’ho denunciato”. Applausi arrivano dai piccoli soci. Ma non è una questione “politica” bensì diversa: “Ho trovato estremamente scortese non ringraziare Lovaglio, che mi troverà come suo oppositore in ogni sede, però un minimo di stile”.
Lovaglio torna al timone
Delfin ha deciso a sorpresa (e nemmeno troppo…) di sostenere la corsa di Luigi Lovaglio. Che, dunque, torna come riferiscono le fonti, alla guida del Mps a seguito di un’assemblea che si è andata riscaldando nel pomeriggio. A essere decisivo, prima ancora che il voto di Milleri, è stata la preferenza di Bper. In corso è la verifica dei voti. L’ufficialità non è ancora arrivata. Se fosse confermata, per Caltagirone e il Cda uscente, si tratterebbe di una vera e propria mazzata.
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