Cultura & Spettacolo

VISTO DA – Ferragnez Sanremo vs Trevignano

di Nicola Santini -


Le serie andrebbero recensite una volta viste fino all’ultima puntata ma dopo aver visto lo special sento che non ce la farò a subirne altri, quindi tanto vale raccontare l’orrendezza targata Amazon Prime densa di contenuti Rai che è lo spin off di The Ferragnez, versione Sanremo.

Perché della Ferragni a Sanremo, dei limoni di Fedez, delle lettere che la Ferragni ha scritto a se stessa, no, non ne avevamo abbastanza: c’era bisogno di un servizio di contenuti di approfondimento on demand che ribadisse che Sanremo è una fatica enorme, un carico di stress indicibile e che Fedez non era Fedez ma il prodotto di uno stress collettivo, perché il peso della diretta sulla tv di è ben più impattante rispetto al tenere il telefonino con due mani a favore di boccuccia e annunciare i cantanti che rappresentano il meglio della musica italiana è in effetti più difficile che dire “Hi Guys”.

La quantità di lacrime versate da Chiara Ferragni in questa prima puntata di uno show che annuncia essere dedicato allo stress da palco dell’Ariston è paragonabile alla filmografia completa di Veronica Castro e Grecia Colmenares messe insieme. Sostanzialmente non ci sarebbe altro da dire: Chiara è stanca, Chiara è emozionata, Chiara sta preparando tutto questo da un anno, Chiara ha delle sorelle che battono le mani con il cellulare in mano. Chiara ha un marito, che non perde occasione per imbarazzarla. E che forse, con questo show, a tratti, ha voluto riabilitare, ma poi lo storytelling si è arruciolato tra le pailette di un Dior di tette finte ed è finita che a potersi riabilitare attraverso questo diario-verità è proprio lei. Che noi non capiamo. E non la capiamo perché se la capissimo, di questo inutile prodotto, non ne avremmo bisogno. Se non fosse che il prodotto è stato evidentemente pensato prima ancora che si svolgessero i fatti che lo animano. Prima delle lacrime, prima dei limoni, prima delle crisi. E allora mi domando: se tutto fosse filato liscio, di cosa avrebbero parlato? Di una trasferta dove la ragazza cresciuta di Instagram approda nel mondo della tv, che ha dinamiche un filo diverse ma che a lei sono sconosciute perché la tv non la guarda? Placare le prevedibili polemiche cercate con il lanternino?
La fortuna gira sempre dalla sua parte e quella fortuna si chiama Fedez, perché senza Fedez tutto quel piangere non avrebbe avuto un senso e quell’uomo che viene definito come uno che non si può portare da nessuna parte (e come darle torto, aggiungo di mio pugno) in realtà le ha servito sul piatto d’argento tutto ciò che, nonostante gli sforzi a una che di mestiere fa l’imprenditrice digitale ma che di fatto fuziona come content creator, manca: i contenuti.

Se vogliamo vedere The Ferragnez edizione Sanremo a Sanremo bello che archiviato sotto un profilo sociologico, basta prendere atto di una dura quanto misera realtà: se non ci fosse quello che non si contiene, il contenitore sarebbe rimasto vuoto. E in questo matrimonio di ego, l’ego di chi il posto al sole quando gli tocca in penombra è abituato a prenderselo anche con i denti (e che denti!), vince a costo di lasciarti in lacrime. Tutto questo nell’ottica del famoso flusso. Se nella settimana di Sanremo la povera Barbara d’Urso si dava da fare a indagare sui pianti della Madonna di Trevignano, il team Ferragni probabilmente studiava il sistema per dimostrare all’Italia e agli italiani quando la sacca lacrimale dell’influencer non abbia nulla da invidiare a quella della statua nel giardino, né in termini di miracoli, né, men che meno, in termini di effluvi.

Tra le tematiche oggetto di una narrazione in primo piano ce ne è una, un filo più interessante, dove sembra annunciare il quarto segreto di Fatima, ossia, più o meno lo dice così: “quel giorno che parlerò di chi dice di avermi inventato”. Fidati che non aspettiamo altro, viene da dire. Il resto spiega al popolo bue che vivere con un team che ti asciuga anche le lacrime è tutt’altro che una cosa semplice: lei li ama tutti, li adora tutti, ma non è detto che sia reciproco. Se uno solo di questi avesse il potere di essere ascoltato e ragionasse per affetto vero, le avrebbe sconsigliato di prestarsi a una boiata simile. L’abito di apertura recita un meme: sentiti libera.
Aggiungo io, di smetterla.


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