50 anni fa il volo supersonico Concorde: quando l’aviazione correva più veloce di oggi
Il 21 gennaio 1976 due aerei gemelli si alzarono in volo nello stesso momento da Parigi e Londra. Avevano una sagoma mai vista prima e una promessa rivoluzionaria: attraversare l’Atlantico in poco più di tre ore. Nasceva ufficialmente il volo supersonico Concorde, il progetto che avrebbe portato l’aviazione civile oltre il muro del suono.
Cinquant’anni dopo, però, nessun aereo di linea vola più veloce del suono. Anzi: oggi si vola più lentamente di allora. E viene spontaneo chiedersi se, dopo aver toccato il tetto del progresso, l’aviazione abbia scelto una strada diversa.
Quando l’uomo volava due volte più veloce del suono
Il Concorde non era solo un aereo. Era una dichiarazione di potenza tecnologica. Progettato congiuntamente da Francia e Regno Unito in piena Guerra fredda, rappresentava l’idea che il futuro sarebbe stato più rapido, più audace, più ambizioso.
Volava a oltre 2.000 chilometri orari, a 17 mila metri di quota, sopra le turbolenze e le nuvole. Collegava Parigi e New York in circa tre ore e mezza, contro le otto di un jet tradizionale. A bordo viaggiavano uomini d’affari, capi di Stato, celebrità. Era l’aereo dell’élite globale.
Eppure, quel futuro velocissimo non ha avuto eredi.
Un capolavoro tecnologico, ma insostenibile
Il volo supersonico Concorde fu una meraviglia dell’ingegneria aeronautica, ma anche un progetto economicamente fragile. Consumava molto carburante, aveva costi di manutenzione elevatissimi e poteva trasportare appena un centinaio di passeggeri.
Dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta, l’aumento dei costi energetici e le restrizioni ambientali sui boom sonici, il modello diventò sempre più difficile da sostenere. Solo Air France e British Airways continuarono a utilizzarlo sulle rotte di prestigio, soprattutto verso New York.
L’incidente che cambiò la storia del Concorde
Il 25 luglio 2000 un Concorde di Air France, diretto a New York, precipitò poco dopo il decollo dall’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle. L’aereo aveva appena lasciato la pista quando un incendio si sviluppò sotto l’ala sinistra, causando la perdita di controllo del velivolo. Morirono 113 persone, tra passeggeri, equipaggio e persone a terra.
L’inchiesta ricostruì una catena di eventi: un frammento metallico rimasto sulla pista, perso da un altro aereo poco prima, perforò uno pneumatico del Concorde durante la corsa di decollo. I detriti colpirono un serbatoio di carburante, provocando una fuoriuscita e un incendio che si rivelò impossibile da domare. Fu il primo e unico incidente mortale nella storia del Concorde, ma ne segnò profondamente il destino operativo e commerciale.
Perché oggi voliamo più lenti di 50 anni fa?
La domanda resta aperta: com’è possibile che mezzo secolo fa si volasse a due volte la velocità del suono e oggi no?
La risposta è che l’aviazione ha cambiato priorità. Dopo gli anni pionieristici della corsa alla velocità, l’industria si è concentrata su altri obiettivi come sicurezza, efficienza energetica, riduzione delle emissioni e abbattimento dei costi.
I moderni aerei sono più affidabili, silenziosi, capienti e sostenibili. Ma sono anche più lenti. Il progresso non si è fermato: ha semplicemente cambiato direzione.
Il paradosso del cielo moderno
Il Concorde resta l’unico aereo di linea supersonico della storia. Un’icona di un’epoca in cui il futuro sembrava dover correre sempre più veloce.
Oggi, mentre si parla di sostenibilità e decarbonizzazione, l’idea di attraversare l’oceano in tre ore appare quasi un lusso fuori dal tempo. Eppure, quella sfida tecnologica resta lì, come una domanda sospesa nel cielo.
Forse non abbiamo smesso di sognare. Abbiamo solo deciso di volare con più prudenza.
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