Cara Gruber, basta con la bufala della libertà di stampa a rischio
Abbiamo un problema di libertà d’espressione più che di libertà di stampa. Prendiamo Lilli Gruber, che in tv blatera delle “destre al potere” (a certi esponenti della sinistra piace chiamarle destre, ché sembrano tante e quindi più pericolose di un governo di destra-centro come quello della Meloni), che avrebbero “un grosso problema con la libertà di stampa”.
A detta della Gruber, la premier sarebbe “molto concentrata su delle cose molto concrete in questi ultimi giorni. Parla di piano casa, parla di nucleare, parla di cosiddetto salario giusto”. Secondo la conduttrice tv però “sono tutte cose che richiedono tempo, bisognerebbe affrontarle all’inizio di una legislatura, non alla fine. Però questo consente anche, ma magari sono io che faccio dietrologia, di spostare l’attenzione da altri problemi e scandali che sono molto imbarazzanti per questo governo”.
E da qui il solito elenco di quelli che secondo le opposizioni (loro sì che sono più di una, quasi mai d’accordo) sono i veri problemi del Paese, come il caso della grazia alla Minetti (che a quanto pare non è un caso, almeno stando alle prime risposte dell’Interpol, secondo cui sarebbe tutto in regola). Nella sua trasmissione poi la Gruber prova ancora a rifilare agli spettatori la bufala del governo che imbavaglia la stampa, citando le querele del ministro Nordio alla Berlinguer, sempre sulla questione Minetti, e del ministro Piantedosi a Dagospia.
Ecco, cara Gruber, in questi casi – compreso il tuo – non è a rischio la libertà di stampa ma vengono prese contromisure per difendersi da una sconsiderata libertà d’espressione. Che per la sinistra è sacra e inviolabile solo se a parlare sono esponenti di sinistra (soliti due pesi e due misure dei compagni moralisti). Fare i giornalisti è un’altra cosa, non significa poter dire qualsiasi cosa – calunnie comprese.
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