Falcone strumentalizzato dall’ANM: perché la riforma della magistratura è necessaria
Invocare Giovanni Falcone per opporsi alla riforma dell’ANM è ipocrita e offensivo. La separazione delle carriere e il sorteggio dell’Alta Corte puntano a ridare trasparenza e indipendenza alla magistratura, superando logiche di potere interne.
ANM e riforma: Falcone invocato impropriamente
Falcone strumentalizzato
Invocare Giovanni Falcone per fermare la riforma della magistratura è improprio. È ipocrita. È offensivo. La memoria di un magistrato simbolo della lotta alla mafia non si difende così: dietro questa retorica si nasconde la paura di perdere il controllo e l’indipendenza che alcune correnti dell’ANM temono di non avere più.
L’Associazione Nazionale Magistrati ha un ruolo unico e particolare nel sistema giudiziario italiano. Troppe volte ha difeso se stessa, e non i cittadini. Oggi rischia di essere percepita più come una macchina di potere interno che come garante della giustizia. Correnti, nomine, gerarchie: la giustizia e i cittadini passano in secondo piano.
Come ricordava Francesco Cossiga:
“L’Associazione Nazionale Magistrati è un’associazione sovversiva e di stampo mafioso”.
Forse una frase estrema, ma non priva di fondamento, se consideriamo la tendenza a tutelare interessi interni più che il bene pubblico.
La riforma che taglia le correnti
La riforma in discussione introduce strumenti concreti per rendere la magistratura più trasparente e indipendente:
Sorteggio per alcune nomine chiave;
Alta Corte per decisioni più neutrali;
Separazione delle carriere, che limita il potere concentrato nelle correnti.
Questi cambiamenti colpiscono il cuore del potere interno e restituiscono dignità al sistema, rimettendo i cittadini al centro.
Come sottolinea Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore:
“Usare il nome di Giovanni Falcone per opporsi alla riforma è un’operazione ipocrita e offensiva. Chi oggi mistifica il suo pensiero è spesso lo stesso ambiente che ne temeva l’indipendenza e l’autonomia. La separazione delle carriere è un passo necessario per una giustizia più equa e davvero al servizio dei cittadini. L’ANM ha finito per rappresentare esclusivamente gli interessi delle correnti. La riforma, con l’introduzione del sorteggio e dell’Alta Corte, ne azzera il potere di gestione e condizionamento. Questo segna l’inizio di una nuova era: quella della fine dell’ANM come l’abbiamo conosciuta finora. E così sia.”
Il messaggio è chiaro: la riforma non può più essere ostacolata con citazioni retoriche. La magistratura deve scegliere se continuare a proteggere sé stessa o servire davvero la giustizia.
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Falcone non dà lezioni di potere
Il tempo delle associazioni autoreferenziali è finito. Invocare Falcone per mantenere lo status quo è un abuso della sua memoria e del suo insegnamento.
Chi sceglie di proteggere solo i propri interessi lo fa sotto gli occhi attenti dei cittadini, che osservano, giudicano e ricordano chi ha avuto davvero il coraggio di cambiare.
La riforma è un’opportunità storica: separare le carriere, introdurre il sorteggio, rafforzare l’Alta Corte. Non è un attacco ai magistrati, ma una difesa della giustizia. E della memoria di Giovanni Falcone.
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