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“La CGILlottina: quando il sindacato taglia i diritti….dei suoi lavoratori”

di Alberto Filippi -


Se ci fosse ancora qualcuno convinto che il sindacato sia il tempio dell’etica, il guardiano inflessibile delle regole, il baluardo dei diritti dei lavoratori… beh, la vicenda dei Caf siciliani legati alla CGIL ha provveduto a svegliarlo di colpo. Altro che moralismo: qui siamo al capovolgimento della realtà. Il sindacato che per decenni ha puntato il dito contro imprenditori, artigiani, partite IVA accusandoli di sfruttamento, evasione e mancanza di tutele… finisce col ritrovarsi invischiato esattamente in ciò che ha sempre predicato di combattere. Contratti in nero, contributi non versati, un buco milionario che inghiotte anni di prediche e di superiorità etica.

E in cima a tutto questo, il volto del moralizzatore di professione: Maurizio Landini. Sempre pronto a impartire lezioni al Paese, sempre inflessibile con gli altri, sempre lì a spiegare come si dovrebbe gestire il lavoro, l’impresa, la società. Peccato che proprio sotto la sua bandiera si sia consumato lo scandalo più imbarazzante per chi pretende di incarnare la “coscienza civile” italiana.

La verità è che i sindacati, da decenni, hanno smesso di difendere davvero i lavoratori. Hanno diviso, frammentato, politicizzato tutto. Hanno abbandonato gli italiani – quelli che ogni mattina timbrano il cartellino e quelli che un cartellino devono garantirlo ad altri, rischiando capitale e responsabilità. Hanno trasformato la tutela dei diritti in un gioco di potere, una macchina di consenso, spesso indirizzata verso quell’elettorato nuovo e tanto desiderato: immigrati, anche irregolari, da presentare come “nuovi lavoratori da proteggere” ma che in realtà qualcuno vede semplicemente come futuri voti da raccogliere.

E intanto chi dovrebbe dare l’esempio cade rovinosamente dove nessun imprenditore si potrebbe permettere di inciampare. Perché un artigiano che non paga i contributi chiude e paga. Una partita IVA che sbaglia viene massacrata dal fisco. Un’azienda che salta un versamento viene martellata da sanzioni, interessi, controlli.

Il sindacato invece? Gode di privilegi che il mondo produttivo italiano nemmeno può immaginare. E nonostante ciò riesce nel capolavoro: fallire, lasciare buchi, precipitare nella gestione più opaca di tutte. Una performance da manuale di ciò che non si deve mai, mai fare.

E Landini? Sempre lì, con l’eterna espressione offesa, pronto a spiegare al Paese come si difendono i diritti. Peccato che ai suoi, di lavoratori, i contributi non li hanno pagati per anni.

Alla fine resta una sola grande domanda:

se questo è il paladino del lavoro, figuriamoci il nemico.


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