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Attualità

“No al Mercosur e alla Pac della von der Leyen”

di Marco Montini -


Una vera e propria giornata di passione per tutto il settore primario europeo. Centinaia di trattori, diecimila agricoltori provenienti da tutti i 27 stati membri della Ue sono scesi in piazza giovedì a Bruxelles per sollecitare le istituzioni contro l’accordo Mercosur e contro la proposta di Pac, voluta dalla commissione presieduta da Ursula von der Leyen.

Proteste agricoltori UE: tensioni in piazza e critiche italiane

Nella capitale belga non sono mancati momenti di tensione e disagi all’interno di una manifestazione in cui numeri di presenza sono stati davvero massicci. In prima linea anche le delegazioni italiane, che hanno fortemente criticato le scelte di Bruxelles in materia agroalimentare.

A partire dall’accordo commerciale con i paesi sudamericani, la cui firma sarebbe slittata al mese di gennaio: “Continueremo a manifestare finché l’agricoltura e l’agroalimentare non saranno trattati con la stessa attenzione riservata agli altri settori produttivi dell’economia, che si tratti dell’accordo col Mercosur come delle politiche di bilancio dell’Unione”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nella giornata di protesta in cui era previsto anche il Consiglio Ue.

Il principio di reciprocità e i rischi per la filiera agroalimentare

Sul Mercosur Prandini ha ribadito la necessità di inserire il principio di reciprocità: “Se noi siamo rigidi in termini di regolamenti all’interno dei confini europei, gli stessi regolamenti devono valere anche quando importiamo prodotti provenienti da altri continenti – ha sottolineato -. Diversamente, rischiamo di distruggere la nostra agricoltura e la nostra filiera agroalimentare, favorendo l’importazione di cibo che in molti casi comporta lo sfruttamento del lavoro minorile, l’utilizzo di agrofarmaci vietati in Europa da oltre 40 anni perché pericolosi per la salute dei cittadini e l’impiego massiccio di antibiotici nelle filiere zootecniche, con l’unico obiettivo di far ingrassare più velocemente gli animali”.

L’allarme di Cia-Agricoltori Italiani sulla riforma della PAC

Questo, invece, l’appello del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini: “Siamo in piazza per dire no a un’Europa che svende l’agricoltura, mette le armi davanti al cibo, compromette la sicurezza alimentare dell’Unione e rischia di far chiudere, solo in Italia, oltre 270mila aziende del settore. È inaccettabile: o arriva una scossa politica forte e un cambio di rotta deciso o si condanna il nostro futuro”. Secondo le stime di Cia, infatti, se confermata, la proposta di riforma della Pac post 2027 con meno risorse e fondo unico potrebbe avere effetti devastanti per l’agricoltura italiana, mettendo a rischio la sopravvivenza di 270mila aziende del settore, pari a quasi un terzo del totale (31,65%), a partire dalle più piccole e vulnerabili. 

Le conseguenze sarebbero diffuse su tutto il territorio: -26% al Nord, -33% al Centro e fino al -51% al Sud, colpendo in modo particolare le aree rurali e interne e aggravando divari economici e sociali già profondi. Guardando ai singoli comparti, il prezzo più alto ricadrebbe sui seminativi (-64%), sull’olivicoltura (-27%) e sulla zootecnia (-5%). Critico pure il presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei: “Ci preoccupa allo stesso modo la totale assenza di una visione strategica da parte della Commissione che di fatto sceglie di delegare a 27 singoli Stati la politica agricola, l’unica vera politica comune che è stata realizzata da quando esiste l’Europa unita.

Il principio di reciprocità e i rischi per la filiera agroalimentare

Una totale assenza di visione, che si riflette anche nella scelta di non prevedere più un sostegno specifico agli investimenti in innovazione, vera leva della competitività e del futuro del comparto”. Mentre per il presidente nazionale di Confeuro, Confederazione Agricoltori Europei, Andrea Tiso, “è necessario pensare alla costituzione di un nuovo pilastro della PAC, fondato su un sistema assicurativo a sostegno del reddito dei piccoli e medi agricoltori, e all’organizzazione di una grande Conferenza europea dell’agricoltura, nella quale delineare in modo strutturale il rilancio del comparto e gettare le basi per un vero ruolo strategico della Ue sul piano geopolitico, oggi sempre più marginale e risucchiato dalle grandi superpotenze globali. L’auspicio – conclude – è che la von der Leyen ascolti il monito che arriva dai trattori in piazza e inizi davvero a lavorare per il rilancio dell’agricoltura europea.

Basta annunci e promesse non mantenute”. Insomma, il 2025 si chiude col botto per l’agricoltura europea, che senza dubbio rappresenterà tema prioritario della agenda politica di Bruxelles anche nel nuovo anno.

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