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Il Natale da ritrovare e la riscoperta della spiritualità

di Andrea Canali -


Vorremo parlare dell’essenza del Natale, la festa più sentita e diffusa in Occidente, è stata quasi completamente perduta in termini spirituali. E non è colpa solo della secolarizzazione, della modernità o del consumismo o del nichilismo del nostro tempo basti pensare che anticamente nel IV secolo d.C., il 25 dicembre compare grazie a l’imperatore Aureliano il quale promulga il Dies Natalis Solis Invicti, il Giorno della nascita del Sole Invitto.

Non è una festa marginale: è un atto politico e religioso con cui Aureliano unifica l’Impero sotto il culto solare, dopo la vittoria contro il Regno di Palmira. Secondo gli storici l’imperatore avrebbe attribuito il trionfo a una visione del Dio Sole protetto dai sacerdoti siriani che lo appoggiarono. In termini astrali è anche il culmine del solstizio d’inverno, momento che gli antichi definivano solstitium, cioè “sole fermo”, perché nei giorni più bui dell’anno la fonte luminosa per eccellenza il Sole, sembra rallentare il proprio cammino prima di risalire lentamente nel cielo.

Le date del Natale

Per tre giorni, dal 21 al 23 dicembre, la luce rimane immobile sul punto più basso dell’orizzonte, come quasi “morente”. Poi, vicino al 24 e al 25 dicembre rinasce: le giornate ricominciano a essere più lunghe, potremmo definirla una visione più pagana e/o vicina ai non credenti, i quali sono spinti oggi, verso altre filosofie come la New Age e/o lo gnosticismo.

La data del 25 dicembre invece, è per i cristiani la nascita di Gesù. Quindi la nascita del figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, per salvare tutti gli uomini dal peccato. Questa è la vera rivelazione che si manifesta in quella grotta dove nasce più di duemila anni fa il Salvatore, il Nazzareno, ossia una luce per l’umanità intera. Quindi questa festa non deve essere come un trionfo esteriore, ma come un invito all’interiorità. Insomma è come se il Natale chiedesse a ogni cristiano di purificare lo spazio interiore per fare posto a una nuova luce, orientata al Vangelo.

La riscoperta spirituale

Attualmente nella frenesia delle compre natalizie e della superficialità esistenziale, abbiamo trasformato ciò che era un invito al raccoglimento e di cambiamento in un esercizio di consumo. Ciò che era un passaggio spirituale diviene una corsa, senza provare a cambiare il nostro cuore e i nostri comportamenti. Inoltre questo è un Natale particolare in quanto vi sarà la chiusura dell’Anno Santo apertosi lo scorso 24 dicembre da parte di Papa Francesco, con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, la quale verrà chiusa da Leone XIV, il prossimo 6 gennaio alle ore 9.30, con rito e Messa presieduta direttamente dal Santo Padre.

Formalmente il Giubileo si concluderà però con le celebrazioni dell’Epifania. Anche per questi motivi legati al Giubileo il Papa ci esorta. “Considerare il periodo natalizio come un tempo fondamentale per perdonare, incoraggiare e portare speranza”. E aggiungiamo che non deve essere solo un calendario commerciale o automatismo emotivo e rito sociale. Perché rischiamo di mettere luci ovunque, tranne dove servirebbero: ossia dentro di noi.

Eppure è anche la metafora più precisa del nostro tempo: un mondo che ha un disperato bisogno di una rinascita di luce, chiarezza, gentilezza, umanità, solidarietà, fraternità e pace. Concludiamo con un aspetto autentico vero e puro di tale festività. Ricordando il concerto dei 450 bambini della Scuola Pontificia Paolo VI di Castel Gandolfo, dove il Pontefice si è recato per il concerto di Natale. E parlando loro ha detto : “Dio ha voluto avvicinarsi a tutti noi, specialmente ai più piccoli”. Il desiderio del pontefice è che sia “Natale magari tutto l’anno” e che possiamo sentire e vivere questo amore del Natale”.

E poi, un altro riferimento al programma del concerto dei bambini da poco ascoltato in varie lingue. Si sofferma così su un altra canzone: È Natale si può fare di più. In merito dice: “Anche per noi è un invito grande: facciamo di più per proclamare la pace, l’amore e l’unità nel mondo”.


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