Addio a Gozzelino, l’alchimista dell’aperitivo italiano
Un’Italia che non c’è più, raccontata da una bottiglietta bionda rimasta sempre uguale a se stessa
Chi ha la fortuna di essere nato nel Bel Paese, almeno una volta nella vita ha sorseggiato un Crodino: un bicchiere che non ubriaca, ma racconta. Un rito da bar di provincia, consumato su uno di quei tavolini verde chiaro di formica che erano il simbolo della convivialità, tra una bevuta e una partita a scopone scientifico.
Dietro quella bevanda bionda c’era un uomo che lavorava come lavorano i veri artigiani: in silenzio e con la giusta ostinazione. Maurizio Gozzelino, 91 anni, se n’è andato così, lasciando dietro di sé una scia di profumi che non rivelerà mai del tutto.
L’artigiano che non aveva bisogno di apparire
Il suo Crodino nasceva a metà degli anni ’60, quando ci si affacciava al boom economico, facendo scoprire agli italiani il gusto di ordinare un analcolico al bancone: un po’ per prudenza, un po’ per vezzo. E quello slogan – “l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo” – era più di una frase. Era un invito a prendere la vita con leggerezza, ma senza scappare dalla realtà. Una promessa di piacere accessibile, democratico, quasi infantile.
Gozzelino era chiamato “il mago delle essenze”. Oggi lo avremmo trasformato in un personaggio da talk show, uno di quelli che spiegano tutto con tre slide e un sorriso tirato. Lui invece no: lavorava tra botti di rovere, radici, scorze e spezie. Un alchimista che non aveva bisogno di raccontarsi, perché parlava il prodotto. E forse è questo che ci manca: la capacità di lasciare che le cose buone parlino da sole, senza sovrastrutture, senza storytelling forzati, senza quell’ansia di apparire che ci ha resi tutti un po’ più rumorosi e un po’ meno pratici.
Quella bottiglietta bionda che non è mai cambiata
Il Crodino è rimasto lì, identico, mentre il mondo cambiava. È passato da Carosello ai social, da Crodo al gruppo Campari, da aperitivo di paese a icona globale. Ma la sua forza è sempre stata la stessa: non ha mai finto di essere altro. Un piccolo miracolo italiano: un prodotto che non promette il mondo, ma lo accompagna.
Gozzelino se ne va così, come se spegnesse la luce in laboratorio dopo l’ultima prova. E noi restiamo con quella bottiglietta bionda che, a modo suo, ci ricorda che la semplicità – quando è fatta bene – non è mai banale.
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