L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Caso Garlasco: il video “fantasma” su Sempio

di Priscilla Rucco -


Un dettaglio nascosto per diciotto anni

Sul computer di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, c’era un video che nessuno aveva mai notato. O meglio, che nessuno aveva mai ritenuto importante. Un filmato di pochi secondi, girato il 13 marzo di quell’anno, che mostra Andrea Sempio – l’uomo che sarebbe diventato per anni il principale sospettato dell’omicidio prima di essere definitivamente assolto – insieme ad altri ragazzi in quella che sembra un’aula scolastica, di sera, dopo le ventuno.

A renderlo pubblico è stata Francesca Bugamelli, youtuber investigativa che da anni segue il caso con meticolosità certosina. Il video era stato girato da Marco Poggi, fratello di Chiara, e trasferito sul computer della ragazza il 20 luglio 2007, meno di un mese prima della tragedia. Fin qui, nulla di strano.

L’accesso impossibile

Il dettaglio che riaccende tutti i dubbi è contenuto nei metadati del file. Il video risulta essere stato aperto il 14 agosto 2007. Il giorno dopo l’omicidio. Quando il computer di Chiara era già stato sequestrato dai carabinieri e si trovava nelle mani degli inquirenti, custodito in caserma come prova. Un accesso che, secondo le normali procedure peritali, non dovrebbe esistere. Un’anomalia che all’epoca dell’indagine e del processo contro Stasi non fu considerata rilevante.

Ma oggi, a distanza di diciotto anni, quel file “aperto” mentre era sotto sequestro potrebbe assumere un significato completamente diverso. Chi ha avuto accesso a quel computer? Perché proprio quel video è stato visualizzato? E soprattutto: cosa stava cercando chi lo ha aperto?

Le ombre sull’indagine

Il caso Garlasco ha sempre sofferto di una gestione delle prove discutibile. Il computer di Chiara è stato al centro di polemiche infinite: dalla presunta cancellazione di file, ai dubbi sulla catena di custodia delle prove digitali, fino alle perizie contestate e alle controperizie che hanno dato risultati opposti. Ogni elemento informatico di questa vicenda è stato oggetto di scontro tra accusa e difesa.

Secondo quanto confermato anche dal perito Daniele Occhetti, all’epoca questo accesso “anomalo” al file non fu ritenuto rilevante nel processo contro Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara. Ma allora perché nessuno si è chiesto come fosse possibile che un file venisse aperto su un computer sequestrato? Perché questo dettaglio è rimasto sepolto per quasi due decenni?

Andrea Sempio: il sospettato dimenticato

Andrea Sempio è stato per anni nell’occhio del ciclone. Amico di Chiara, collega universitario, presenza costante nella vita della ragazza. Le indagini lo avevano inizialmente individuato come possibile responsabile, ma poi tutto l’apparato investigativo si era concentrato solamente su Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara, che avrebbe avuto un movente; quello passionale.

Vedere Sempio in quel video del marzo 2007, insieme ad altri ragazzi, in un’aula dopo le 21, sembrava un dettaglio marginale. Ma il fatto che qualcuno abbia ritenuto importante aprire proprio quel file il giorno dopo l’omicidio pone interrogativi inquietanti. Cosa c’era di così importante in quelle immagini? Cosa cercava chi ha visualizzato quel filmato mentre il computer era sotto sequestro?

Le domande che nessuno ha posto

Il caso Garlasco è caratterizzato da domande senza risposta. Ma questa scoperta ne aggiunge una particolarmente pesante: se il computer era sotto sequestro, chi aveva la possibilità fisica di accedervi? Solo gli inquirenti, i carabinieri che lo custodivano, o i periti incaricati di analizzarlo. Persone che avrebbero dovuto seguire protocolli rigidissimi per garantire l’integrità delle prove.

Un accesso non documentato, non protocollato, avvenuto in un momento così delicato delle indagini – appena ventiquattro ore dopo l’omicidio – solleva il sospetto che qualcuno stesse cercando qualcosa di specifico. O forse voleva verificare la presenza di materiale compromettente. O eliminarlo.

Il processo

Alberto Stasi ha sempre proclamato la propria innocenza e non ha mai smesso di lottare per la revisione del processo. Elementi come questo video “fantasma”, aperto misteriosamente mentre era sotto sequestro, potrebbero fornire nuove basi per rimettere in discussione l’intera ricostruzione dei fatti.

La difesa di Stasi ha sempre sostenuto che le prove digitali sono state inquinate, manipolate, gestite con leggerezza. Questo dettaglio emerso grazie al lavoro investigativo di Francesca Bugamelli sembra dare ragione a quei dubbi. Se un file può essere aperto mentre il computer è sequestrato, senza che questo venga registrato o spiegato, cosa impedisce di pensare che altri file possano essere stati modificati, cancellati o creati ad arte?

Caso Garlasco: una verità ancora lontana

Chiara Poggi merita giustizia. La sua famiglia merita di sapere davvero cosa è successo quel terribile 13 agosto del 2007. Ma la verità non può basarsi su prove dubbie, su accessi inspiegabili a computer sotto sequestro, su dettagli ignorati perché “non rilevanti”.

Quel video di Andrea Sempio, girato sei mesi prima dell’omicidio e aperto misteriosamente il giorno dopo, è solo l’ultimo tassello di un mosaico che non torna. Un caso che continua a mostrare crepe, ombre, interrogativi senza risposta. E che forse, dopo quasi venti anni, meriterebbe di essere guardato con occhi nuovi, senza pregiudizi, seguendo ogni traccia. Anche quelle che qualcuno, allora, decise di non considerare rilevanti.


Torna alle notizie in home