Pedaggi e accise in salita: conto mobilità salato
Dopo ogni slogan o voce grossa, la realtà arriva sempre al casello o alla pompa
L’aumento dei pedaggi autostradali scatta dal primo gennaio, puntuale come un rito di fine anno salato per la mobilità, quest’anno accompagnato da accise inaspettate. Non un balzo improvviso, nemmeno uniforme, ma basta a riaccendere un malcontento diffuso che va oltre la polemica di giornata (specie quella delle opposizioni di turno, anch’essa rituale).
Pedaggi autostradali in salita
Una frattura evidente tra promesse politiche e realtà. Un aumento medio dell’1,5%. Rincaro tecnico spiegabile, politicamente difficile da difendere. Sulla rete di Autostrade per l’Italia, un incremento vicino alla media. Su A1 Milano-Napoli, A4 Milano-Venezia e A14 Adriatica aumenti contenuti, pochi decimi di euro per tratta.
Amaro, il caso di alcune concessioni locali. La Salerno-Pompei-Napoli supera l’1,9%. Anche la A22 del Brennero cresce, intorno all’1,45%, una delle arterie più strategiche per il traffico merci. Non mancano le eccezioni.
Invariati i pedaggi su alcune tratte di concessionarie con piani economici e finanziari già sterilizzati o in regime speciale. Per esempio, A24 e A25, la Strada dei Parchi, e alcune tratte tirreniche, A10 e A12.
Un meccanismo poco discutibile
Una mappa disomogenea con il rincaro meno visibile a livello nazionale ma più irritante per chi lo subisce ogni giorno. Un meccanismo poco discutibile: adeguamenti per l’aggancio all’inflazione programmata. Per anni i governi hanno congelato gli aumenti per decreto.
La Corte costituzionale ha però chiarito che quei blocchi non possono diventare permanenti.
Per Salvini una mezza sconfitta
Da qui lo sblocco automatico, che scarica il costo direttamente sugli utenti. Matteo Salvini respinge l’idea di una responsabilità politica diretta. Rivendica di aver evitato rincari ben più pesanti negli anni passati e parla di aumenti “obbligati”.
Formalmente, ha ragione. Politicamente, una posizione più fragile. Proprio lui aveva costruito parte della sua narrazione sullo stop ai pedaggi e sulla revisione del sistema concessorio. Partite rimaste aperte, poi accantonate. Ora ritornate sotto forma di aumento tecnico. Una sconfitta simbolica. Lo scontento, da categorie diverse.
I consumatori denunciano l’effetto cumulativo su famiglie e pendolari. Per le organizzazioni dell’autotrasporto, anche pochi centesimi a chilometro incidono sui margini. Un malumore senza colore politico.
Il dossier delle accise, sempre colpa dell’Europa?
A rendere il quadro più pesante, un altro dossier: il riequilibrio delle accise sui carburanti previsto in Manovra. Benzina e gasolio con la stessa aliquota. Il gasolio aumenterà, la benzina scenderà sulla carta. Il governo parla di allineamento europeo e di razionalizzazione fiscale.
Ma l’Ue indica una direzione, senza imporre tempi così rapidi. La scelta è anche interna e serve a fare cassa. Ogni volta colpendo la mobilità, dai pedaggi alle accise.
La doppia pressione sul conto della mobilità
Il risultato, una pressione concentrata su chi usa l’auto e i mezzi di lavoro ogni giorno. Pedaggi che salgono, il gasolio pure. Due leve diverse, lo stesso effetto. La mobilità diventa più cara, la distanza tra narrazione politica e vita reale si accorcia brutalmente.
Pedaggi e accise con lo stesso limite. Nodi che toccano cittadini e imprese e non si sciolgono con gli slogan. Fare la voce grossa, anche contro l’Ue, non cambia contratti, sentenze e conti pubblici. La realtà arriva comunque, al casello o alla pompa. E presenta il conto.
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