i sindacati: "Avevano promesso una rivoluzione per la non-autosufficienza, ma hanno scritto regole fatte apposta per non spendere i fondi stanziati"
L’Italia degli anziani, degli over-80, si risveglia con una doccia fredda: la “Prestazione Universale”, il fiore all’occhiello del Pnrr con la riforma per la terza età, si sta trasformando in un “fantasma”?
I dati del primo trimestre 2026, analizzati dai sindacati di categoria, delineano un fallimento strutturale che sta lasciando migliaia di famiglie senza il supporto promesso.
Numeri shock: esclusi 7 anziani su 10
Secondo le ultime rilevazioni dell’Inps e i monitoraggi territoriali, la barriera d’accesso si è rivelata insuperabile. La norma prevede un assegno di assistenza da 850 euro mensili, ma i requisiti patrimoniali sono così stringenti da risultare “punitivi”.
Il dato nazionale è sconfortante: circa il 72% delle domande presentate tra gennaio e marzo 2026 è stato respinto. Il motivo? Un Isee “sociale” tarato verso il basso che taglia fuori anche chi vive con una minima pensione di reversibilità e una piccola abitazione di proprietà.
Casi regionali: l’allarme dal Nord al Sud
I report regionali evidenziano situazioni limite che sollevano dubbi sulla tenuta del sistema di welfare.
Lombardia. In provincia di Milano e Brescia, il tasso di rigetto ha sfiorato l’80%. Qui l’alto costo della vita rende la soglia Isee prevista dalla riforma del tutto anacronistica.
Campania e Sicilia. Si registra il paradosso dei “non idonei per eccesso di patrimonio immobiliare”: anziani che ereditano vecchi ruderi agricoli o case di famiglia in zone depresse si vedono negare l’assegno nonostante vivano in condizioni di indigenza monetaria.
La denuncia dei sindacati: “Un imbroglio sociale”
Le sigle sindacali Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp sono sul piede di guerra. I segretari generali denunciano l’inefficacia della misura.
“Siamo di fronte a una riforma fantasma. Avevano promesso una rivoluzione per la non-autosufficienza, ma hanno scritto regole fatte apposta per non spendere i fondi stanziati” attacca Ivan Pedretti (Spi-Cgil). “I numeri del primo trimestre sono la prova che la Prestazione Universale è un binario morto: gli anziani restano soli e le famiglie continuano a farsi carico di costi insostenibili per le badanti.”
Anche Emilio Didonè (Fnp-Cisl) rincara la dose: “È inaccettabile che nel 2026, con un Paese che invecchia a ritmi record, si faccia cassa sulla pelle dei più fragili. Chiediamo al Governo una revisione immediata delle soglie Isee o sarà mobilitazione generale.”
Un sistema in affanno
Il rischio reale è che i fondi del Pnrr destinati alla missione “Salute e Inclusione” vengano disimpegnati per mancanza di beneficiari “idonei” secondo i criteri attuali. Mentre il ministero del Lavoro parla di “fase di rodaggio”, la cronaca quotidiana racconta di famiglie che, contavano su quegli 850 euro per coprire le spese mediche, si ritrovano oggi a dover scegliere tra assistenza e beni di prima necessità.