Da un ronzio a un sussurro: storia di due tre ruote
La dolce continuità delle cose piccole che fanno grandi città
Il TRIS arriva in Europa senza fare rumore, come quei ragazzi che entrano in una stanza e non vogliono disturbare, ma poi ti accorgi che hanno qualcosa di speciale. È piccolo, compatto, quasi educato. Tre metri e un soffio, un raggio di sterzata che sembra una piroetta, una batteria che promette 90 km di silenzio. Non è un mezzo che vuole impressionare: vuole essere utile, presente, affidabile. Ti guarda come per dire: “Dimmi cosa devo portare, ci penso io.” E tu quasi ci credi, perché con i suoi 540 kg di carico utile e quell’europallet che entra preciso come un bottone nell’asola, capisci che è nato per lavorare, ma senza perdere la gentilezza. È un tre ruote che non alza la voce, e forse proprio per questo ti conquista.
L’Ape: la vecchia anima che ancora ci parla
L’Ape, invece, non è mai stata timida. Lei arrivava prima del suo conducente: la sentivi da lontano, quel ronzio un po’ stanco ma ostinato, come una signora che canta mentre lavora. Ha portato di tutto, e sempre con una dignità buffa, quasi commovente. Era il mezzo dei mercati, dei paesi, delle mattine d’estate in cui il profumo di benzina si mescolava al pane caldo. Era un pezzo d’Italia che non si vergognava di essere semplice. E forse per questo la ricordiamo con affetto: perché non fingeva niente. Era quello che era. E ci piaceva così.
Due generazioni che si riconoscono
Quando guardi il TRIS, se hai un po’ di memoria nelle mani, ci vedi l’Ape. Non nell’aspetto, non nei rumori, ma nell’intenzione. La stessa testardaggine buona, la stessa voglia di infilarsi nei vicoli dove gli altri non entrano, la stessa umiltà di chi non deve dimostrare niente. L’Ape era un canto stonato, il TRIS è una nota pulita, ma la musica è la stessa. Sono mezzi che non fanno scena, ma fanno strada. Che non promettono il mondo, ma lo raggiungono un carico alla volta.
E allora ti immagini l’Ape che guarda il TRIS partire, un po’ curva, un po’ stanca, ma fiera. Come una nonna che vede il nipote andare a lavorare per la prima volta. E capisci che la micromobilità, alla fine, è una questione di carattere: di come attraversi il mondo senza ingombrarlo. Il TRIS è il futuro, l’Ape è la memoria. E insieme ci ricordano una cosa semplice e bellissima: che anche le cose piccole, se fatte bene, cambiano la vita.
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