Chi attaccherà per primo tra Iran e Usa?
Interruzione delle comunicazioni e tensione alle stelle tra Teheran e Washington
Le linee di comunicazione dirette che erano state aperte tra l’Iran e gli Stati Uniti sono state sospese. Lo ha comunicato un alto funzionario iraniano citato dal Guardian. In particolare, sono state interrotte quelle tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff. La decisione è stata presa dopo le minacce del presidente americano Donald Trump di intervenire nella Repubblica islamica, che sono sembrate un preludio all’escalation. Gli avvertimenti trumpiani, ha spiegato il funzionario, mettono a rischio gli sforzi diplomatici e i potenziali incontri tra Araghchi e Witkoff per trovare una soluzione alla questione del nucleare iraniano.
I segnali che arrivano da Teheran
L’Iran ha minacciato di attaccare le basi americane nella regione, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, se gli Stati Uniti prenderanno di mira il territorio iraniano. Lo ha dichiarato un alto funzionario iraniano alla Reuters.
“L’Iran ha comunicato ai Paesi della regione, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei paesi saranno attaccate se gli Stati Uniti prenderanno di mira l’Iran”, ha detto la fonte. L’alto funzionario ha anche spiegato che Teheran ha chiesto ai Paesi che ospitano basi americane di intervenire per “impedire a Washington di attaccare l’Iran”.
L’evacuazione della base di Al Uleid
Ad alcuni membri del personale della base americana di Al Udeid, in Qatar, è stato consigliato di evacuare entro stasera. Lo riferiscono Iran International e Sky News. Nella struttura, che si trova a sud ovest di Doha, è la più grande base statunitense in Medio Oriente e ospita circa 10mila soldati americani. A giugno, durante i 12 giorni di guerra con Israele, la Repubblica islamica dell’Iran aveva lanciato una decina di missili contro la base.
Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha promesso processi “rapidi” per le persone che sono state arrestate durante “le rivolte” in corso. Lo ha affermato lo stesso Ejei recandosi in un carcere dove sono state trasferite persone arrestate durante le manifestazioni di piazza. “Se qualcuno ha dato fuoco a una persona, se l’ha decapitata prima di dare fuoco al suo corpo, dobbiamo fare il nostro lavoro rapidamente”, ha aggiunto dalla televisione di Stato.
Torna alle notizie in home