Maternità surrogata: un dibattito internazionale per una riflessione che va oltre l’etica
Il 13 gennaio l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede insieme al Ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha deciso di promuovere un evento pubblico internazionale. Tema: un fronte comune per la dignità umana, prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata.
Dopo gli iniziali saluti di rito dell’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto, e dell’Ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede e Decano del corpo diplomatico, Georgios Poulides, ha preso la parola S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. Egli ha richiamato le parole di Papa Leone XIV pronunciate proprio sul tema dell’incontro. “Si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste vi è la maternità surrogata che trasformando la gestazione in un servizio negoziabile viola la dignità sia del bambino, ridotto ad un prodotto, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo alterando il progetto di razionalità originaria della famiglia.”
Il magistero dei Papi e la condanna della maternità surrogata
Non è la prima volta che un pontefice affronta questo argomento di fronte ad un corpo diplomatico.
Due anni prima anche Papa Francesco si esprimeva così al riguardo: “Ritengo deprecabile la pratica della cosiddetta maternità surrogata che lede gravemente la dignità della donna e del figlio. Essa è fondata sullo sfruttamento di una situazione di necessità materiale della madre. Un bambino è sempre un dono e mai l’oggetto di un contratto”. Concludeva quindi auspicando un impegno della comunità internazionale per proibire a livello universale tale prassi. All’epoca le parole di Sua Santità suscitarono un acceso dibattito.
Il nodo centrale che rende inaccettabile la surrogazione di maternità è la mercificazione della persona con violazione della sua integrità. E la Santa Sede ha sempre tutelato la dignità umana presso ogni luogo e ambito possibile. L’uomo non può essere oggetto di contrattazione quale merce.
Ciò non toglie però che ogni nuovo nato mediante l’utilizzo di questa procedura debba essere accolto e protetto indipendentemente dalle circostanze con le quali è venuto al mondo.
I contratti di surrogazione e i diritti del fanciullo
A volte lascia stupiti leggere i contratti posti a fondamento della maternità surrogata. Si tratta di atti complessi e dettagliati che addirittura possono indicare le caratteristiche attese e desiderate per il nascituro, viene anche contemplata l’ipotesi in cui il bambino non nasca sano o non corrisponda a quanto richiesto.
L’Articolo 2 del Protocollo Facoltativo alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo (sulla vendita, la prostituzione e la pornografia infantile) definisce la “vendita di fanciulli” come qualsiasi atto o transazione che comporta il trasferimento di un minore da una persona o gruppo a un altro, dietro pagamento o qualsiasi altra forma di compenso.
Con la surrogazione di maternità i bambini perdono il diritto di essere cresciuti dalle madri naturali che li hanno avuti in grembo e spesso di conoscere le proprie origini biologiche. Vengono considerati prioritari i desideri degli adulti che vogliono diventare genitori a tutti i costi.
L’articolo 7 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza stabilisce che ogni fanciullo ha, nella misura del possibile, il diritto di conoscere i suoi genitori e di essere allevato da essi.
Le critiche femministe e il rischio di sfruttamento
Critiche severe alla gestazione per altri vengono anche dall’ambiente femminista che rifiuta di considerare la donna al pari di un’incubatrice. Molto spesso l’argomento viene trattato con leggerezza o si seguono mediaticamente le vicende di celebrità che hanno fatto ricorso a madri surrogate. Non stiamo parlando però di un modo diverso di generare, di una forma di progresso, ma di uno sfruttamento del corpo femminile, di una nuova forma di colonialismo in un certo senso.
Monsignor Gallagher prosegue specificando che il consenso formale a tale tipo di gestazione non costituisce una garanzia contro lo sfruttamento. Spesso le donne sono spinte da pressioni economiche e non hanno tutele giuridiche adeguate.
Numerosi Stati hanno scelto di vietare la maternità sostitutiva all’interno dei propri ordinamenti.
La situazione però si complica quando la pratica avviene all’estero e i cittadini, una volta rientrati, pongono il loro Paese di fronte al fatto compiuto.
Il quadro normativo internazionale e la posizione italiana
La tentazione comune è quella non di vietare il fenomeno, ma di regolarlo. A tal proposito la Conferenza dell’Aia negli ultimi anni lavora proprio su questo, ipotizzando la creazione di un quadro normativo internazionale volto al riconoscimento dello stato legale dei bambini nati mediante surrogazione di maternità. L’Italia è l’unico Stato che vi si è opposto con forza. Infatti dando certezza giuridica si incrementa lo sviluppo di tale pratica, con la necessità di far nascere più bambini per soddisfare la richiesta.
In una risoluzione approvata il 13 novembre 2025 sulla strategia per la parità di genere, il Parlamento Europeo ha adottato una posizione di netta condanna verso la maternità sostitutiva definendola una forma di sfruttamento riproduttivo e una strumentalizzazione del corpo femminile a fini di lucro o altro compenso.
La preoccupazione riguarda soprattutto le donne di paesi terzi che spesso vivono in stato di povertà.
La normativa italiana e la maternità surrogata altruista
Interviene poi l’ On. Eugenia Maria Roccella, Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità la quale specifica che per quanto riguarda la gestazione per altri in Italia la legge già esisteva e ora la si è solo resa più efficace. Nel 2024 c’è stata un’ integrazione la quale ha consentito che le pene previste si possano applicare anche se il fatto è commesso all’estero da un cittadino italiano. I diritti del bambino però non vengono negati.
Il riconoscimento dei legami legali tra un bambino nato da maternità surrogata e il genitore non biologico in Italia avviene necessariamente sotto la supervisione di un magistrato, attraverso l’intervento del Tribunale per i Minorenni.
II Ministro sottolinea inoltre che spesso si parla più favorevolmente della cosiddetta forma di maternità sostitutiva altruista. Ciò perché la donna che porta avanti la gravidanza non riceve alcun compenso economico per questo. Ma anche in questo caso è previsto un contratto, c’è un’organizzazione da pagare fatta di avvocati, agenzie…l’essere umano comunque diventa qualcosa di commerciabile. Inoltre nella maggior parte dei casi è previsto un rimborso per le spese mediche e ospedaliere, così come per l’abbigliamento premaman. E anche per la perdita di eventuali giorni lavorativi dovuti alla gestazione.
L’obiettivo è il divieto internazionale della surroga di maternità e con l’aiuto della Santa Sede il percorso è più deciso e dinamico.
Un dibattito stimolante e costruttivo quello tenutosi a Palazzo Borromeo, per un’attenta riflessione sulle conseguenze morali e non solo della gestazione per altri.
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