Aiuti a Kiev, due no Lega: guerra di nervi in maggioranza
I deputati Rossano Sasso e Edoardo Ziello, esponenti salviniani di lungo corso, hanno votato contro la risoluzione, smentendo la linea di partito
Il tabellone elettronico indica l'esito del voto alle comunicazionidel Guido Crosetto, alla Camera dei Deputati, in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina
Alla Camera, l’ok alla risoluzione di maggioranza che impegna il governo a sostenere l’Ucraina ma scoppia il caso di due no della Lega. Un testo dove la parola militari è stata sostituita da espressioni più morbide come “equipaggiamenti difensivi”. Tuttavia, nella Lega una mini spaccatura che va oltre i comunicati ufficiali.
il no di Sasso e Ziello
I deputati Rossano Sasso e Edoardo Ziello, esponenti salviniani di lungo corso, hanno votato contro la risoluzione, smentendo la linea di partito e l’apparente compattezza post-vertice.
Sasso ha commentato il suo voto con durezza, sostenendo che “non possiamo consegnare all’Ucraina mezzi che, di fatto, alimentano un conflitto senza prospettive di pace”.
Ziello ha rincarato la dose: “Al di là delle mediazioni linguistiche, questa è una versione edulcorata dello stesso impegno militare che avevamo criticato, e io non posso approvarlo”.
Il dopo-cena Salvini-Meloni e la volontà di tenere unita la Lega
L’uscita dei due parlamentari arriva poche ore dopo un incontro ristretto tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, descritto negli ambienti parlamentari come un tentativo di “smussare” le tensioni sulla risoluzione.
La premier aveva sollecitato Salvini a mantenere una linea coerente all’interno della maggioranza, puntando sul superamento delle fratture interne.
Un segnale di spaccatura oltre i tweet
Il voto contrario di Sasso e Ziello non solo un atto di dissenso. Rappresenta uno specchio delle tensioni che attraversano la Lega su politica estera e ruolo del partito nel governo. La Lega verso la vannacizzazione?
Se confermato, un dissenso che potrebbe trasformarsi in un punto di riferimento per altre fibrillazioni sul territorio politico nazionale.
Il gesto dei due deputati arriva in un momento in cui l’ala più dura del partito, simmetricamente alle proteste e flash mob di gruppi vicini al vicecapo federale Vannacci contro l’invio di aiuti, prova a dettare l’agenda interna. Mentre la leadership cerca di non far esplodere la maggioranza.
Un “no” interno e dirompente sul piano pubblico che rischia di trasformarsi in un campanello d’allarme per Salvini sulla tenuta del controllo del partito e sul collante interno della stessa maggioranza.
Torna alle notizie in home