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Cronaca

Garante della Privacy: si allargano le zone d’ombra

Scandali e procedure opache hanno minato la credibilità dell'autorità

di Enzo Ricci -


Dalle carte dell’indagine che coinvolge l’intero vertice del Garante della Privacy stanno emergendo comportamenti “che da meri illeciti offensivi del decoro” dell’autorità sono “sfociati con facilità” nelle “ipotesi delittuose” contestate. Nel decreto di perquisizione di sedici pagine sono elencati una serie di episodi su cui i pm sono al lavoro da settimane e riguardano, in primo luogo, l’utilizzo del denaro a diposizione del Collegio e meccanismi corruttivi legati alle sanzioni comminate a società come Ita Airways e al colosso americano Meta. Procedure opache caratterizzate da meccanismi nebulosi.

L’acquisizione della documentazione

L’attività istruttoria è partita dopo l’ascolto di alcuni testimoni, tra cui l’ex segretario generale Angelo Fanizza, che hanno fornito elementi ritenuti “preziosi” per lo sviluppo dell’indagine. In questa fase è necessario acquisire “tutta la documentazione relativa alle istruttorie che abbiano interessato le società Ita Airways e Meta al fine di verificare l’esistenza di irregolarità che siano tali da integrare fattispecie di reato”.

Le tessere ai componenti del Collegio del Garante della Privacy

Rispetto al caso Ita, nel documento si afferma che “appare anomala la circostanza per cui componenti del Collegio del Garante sarebbero stati destinatari nel marzo 2023, di tessere Volare consegnate dalla compagnia aerea, per il valore di 6mila euro ciascuna”. In merito, la società ha contestato la ricostruzione secondo cui le tessere sarebbero state emesse direttamente con status Executive, chiarendo che “esse riportavano inizialmente lo status ‘smart’ e che l’eventuale passaggio al livello Executive è avvenuto nel rispetto di una specifica procedura interna della Compagnia”, la quale, stando ai pm, tuttavia non appare chiara.

Il caso Meta

Sotto la lente di ingrandimento anche anche la procedura sulla sanzione irrogata nei confronti della società Meta in relazione all’immissione in commercio degli smartglasses, “dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della privacy, tanto dei detentori quanto dei terzi”. La sanzione, inizialmente ipotizzata in misura pari a 44 milioni di euro, sarebbe stata successivamente ridotta prima a 12,5 milioni e, infine, ad appena 1 milione di euro, e adottata “con tale ritardo procedurale da renderne necessario il successivo annullamento in autotutela”.

Secondo i pm è necessario comprendere in che termini su tale vicenda abbia avuto impatto la sponsorizzazione fatta da Guido Scorza degli occhiali.


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