L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

O con lo Stato o con i delinquenti

di Laura Tecce -


Non chiamateli antagonisti o anarchici. Non chiamateli manifestanti e non chiamateli nemmeno “compagni che sbagliano”, perché lo strisciante giustificazionismo nei confronti di criminali è diventato francamente insopportabile. Quello che è successo a Torino è un atto eversivo. Punto.

“Piazze usate come strumento di lotta al di fuori del contesto democratico e in violazione della legalità, con la benevola tolleranza di taluni soggetti della upper class”: sono parole inequivocabili quelle della procuratrice generale di Torino Lucia Musti. O si sta con lo Stato o con i delinquenti, tertium non datur.

E non venissero a spiegarci, questi signori delle élite progressiste, dei salotti buoni, della Ztl, quelli che si sentono sempre dalla parte giusta, che si tratta di diritto a manifestare o che le destre vogliono imporre uno Stato di polizia: la violenza non è un atto “politico” e tantomeno un diritto. Iniziamo a chiamare le cose con il loro nome, a pretendere che chi si rende colpevole di questi atti vigliacchi paghi senza attenuanti, e anche a riconoscere che non basta condannare il comportamento dei singoli: serve una presa di distanza chiara e credibile da quei mondi che da anni strizzano l’occhio ai violenti.

Quando il nemico diventa chi garantisce l’ordine pubblico, il patto sociale è già saltato. E bene ha fatto il presidente del Consiglio Meloni, che stamattina ha presieduto a Palazzo Chigi una riunione per fare il punto sui gravi episodi di violenza contro le forze dell’ordine e sui provvedimenti da adottare a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico, a rivolgere all’opposizione un appello a una collaborazione istituzionale vera, non di facciata.

I capigruppo di maggioranza proporranno a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro dell’Interno Piantedosi. Perché su questo terreno non esistono zone grigie, e questa volta gli alibi sono finiti davvero.


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